DOI: https://doi.org/10.6092/issn.2532-8816/7232

Abstract

The Codice Pelavicino Digitale Project aims to publish an online digital edition of the relevant manuscript of the XIII century. In this paper features of the edition and related issues are addressed. Secondly we explain motivations for choosing a digital edition as a medium: we address the background, and common concerns in the context of Academy and clerical and historical archives. Finally we give insights on the international standard adopted to markup the text, i.e. XML-TEI, and EVT, a tool adopted to generate the final website and display texts and images.

Il Progetto Codice Pelavicino Digitale ha come obiettivo la pubblicazione di un’edizione digitale, liberamente accessibile online, di questo importante manoscritto del XIII secolo. Nel presente articolo si intende da un lato evidenziare le caratteristiche dell’edizione ed i principali problemi che si sono dovuti affrontare, dall’altro presentare il modo in cui si è arrivati alla scelta del digitale all'interno di un ambiente, quello delle Accademie, degli Archivi ecclesiastici e degli storici locali, in genere molto restio ad accettare simili innovazioni. L'edizione è basata su uno standard internazionale per quanto riguarda la codifica dei testi, gli schemi e le linee guida offerte dal consorzio TEI, e fa uso del software EVT per generare il sito web che permette di consultare testo critico e immagini del manoscritto.

Introduzione

Il Codice Pelavicino è un manoscritto del XIII secolo conservato presso l’Archivio Capitolare Lunense (Sarzana) che si compone di 426 carte e contiene in copia documenti dall’anno 900 (diploma di Berengario re d’Italia a favore del vescovo di Luni) fino al 1289. Il progetto Codice Pelavicino Digitale nasce nel 2014 su iniziativa di Enrica Salvatori, già da tempo membro di un gruppo ricerca dedicato all’edizione critica del Codice Pelavicino, che stentava a trovare una modalità di pubblicazione tradizionale, e ora responsabile scientifico del progetto e di una corposa équipe. Grazie al software EVT, sviluppato presso l’Università di Pisa da un team guidato da Roberto Rosselli Del Turco e distribuito con licenza open source, è stato possibile proporre all’Archivio Capitolare Lunense – presso cui il Codice è conservato – e all’Accademia Capellini della Spezia, da tempo impegnata a favorire l’edizione del manoscritto, un’edizione digitale basata su immagini, che da un lato consentisse lo studio del manoscritto senza richiedere la sua consultazione fisica e dall’altro presentasse tutte le caratteristiche di una tradizionale edizione critica cartacea esplorando, contemporaneamente, le nuove potenzialità offerte dal mondo digitale.

Inizialmente molto cauti nell’accettare la soluzione prospettata, oggi i due enti, a cui si è aggiunto in ultimo il centro di cultura Niccolò V di Sarzana, sono convinti fautori del progetto. Hanno contribuito al cambiamento non solo una serie di condizioni oggettive, quali la difficoltà di preparare in tempi brevi un’edizione tradizionale e i costi relativi, ma anche un’opera di avvicinamento progressivo del mondo degli storici locali all’ambiente digitale.

Progettazione e realizzazione dell’edizione digitale

L’unica edizione a stampa disponibile del Codice è stata nel tempo valutata dagli studiosi non pienamente soddisfacente per diverse ragioni: contiene errori, omette larghe parti del testo e non è in linea con gli attuali criteri di edizione critica di una fonte medievale. Nel 1939-40 Pietro Fedele, presidente dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, chiese a Geo Pistarino – allora studente, iscritto all’ultimo anno della Facoltà di Lettere dell’Università di Roma – di fare una nuova edizione del Codice. Per la cortesia del vescovo e del Capitolo di Sarzana il Codice venne quindi trasferito a Roma e depositato presso la sede dell’Istituto, dove Geo Pistarino si mise all’opera. Tuttavia la seconda guerra mondiale lo costrinse a tralasciare gli studi e ad abbandonare la capitale e per una serie di ragioni il lavoro di trascrizione si trascinò nel tempo fino al 2001, quando Pistarino, ormai più che ottantenne e in precarie condizioni di salute, si rese conto di non poter portare a termine da solo l’impresa e cercò la collaborazione di Laura Balletto e Edilio Riccardini. I tempi continuarono tuttavia ad allungarsi e contemporaneamente si fece più difficile programmare una edizione tradizionale cartacea, per la mole stessa del lavoro, l’allargarsi dell’équipe e il parallelo crescere dei costi di stampa. Nel 2014 Enrica Salvatori, nel frattempo divenuta direttrice del Laboratorio di Cultura Digitale dell’Università di Pisa, ha proposto il passaggio all’edizione digitale basata su immagini e in progress descritta in questo contributo. La proposta è stata accettata da tutti gli enti interessati alla pubblicazione (il Capitolo della cattedrale di Sarzana, l’Accademia G. Capellini e il Centro di Formazione e Cultura Niccolò V) sostanzialmente per tre ordini di ragioni: la necessità di mettere a disposizione del pubblico quanto fatto fino a quel momento, dimostrare in questa maniera la persistenza dell’interesse e dell’impegno e infine superare il problema dei costi di stampa. In un primo tempo, quindi, i benefici dell’edizione digitale in sé non sono stati pienamente compresi, anzi molti hanno visto - e forse ancora qualcuno continua ancora a percepire - l’edizione digitale come secondaria, minore, accessoria rispetto a quella a stampa. Tuttavia il procedere del lavoro - 145 documenti del Liber Iurium pubblicati nel dicembre 2015 e presentati al pubblico il 16 gennaio 2016, 180 pubblicati nel settembre 2016 - e la partecipazione attiva degli utenti attestata nel sito hanno portato a una più ampia comprensione del progetto tra i vari enti interessati.

La scelta del digitale per l’edizione di fonti storiche deve essere motivata non solo guardando ai vantaggi materiali, in particolare la comodità, velocità e accessibilità della sua consultazione, ma anche all’effettiva differenza sul piano della ricerca che può o potrebbe offrire. Da questo punto di vista, ogni fonte ha ovviamente le sue proprie motivazioni, che hanno poi un riscontro oggettivo nelle diverse modalità di pubblicazione e negli strumenti di consultazione che le si affiancano. Nel caso del Codice Pelavicino è stata decisa l’edizione su web basata su immagini per due distinti ordini di ragioni, pratico e metodologico.

L’edizione digitale permette una edizione parziale del lavoro, ossia la consegna agli studiosi interessati di una prima tranche dei documenti trascritti e interpretati, senza che le loro aspettative di ricerca debbano attendere la chiusura definitiva dei lavori (prevista per il 2018). Lungi dall’essere un dato negativo la pubblicazione parziale e progressiva dovrebbe avere – o almeno questo è l’intento di chi presenta il progetto – un triplice e benefico effetto:

Le edizioni digitali di manoscritti possono essere di diversa natura; in questo caso è stato scelto per il Pelavicino di realizzare un’edizione basata su immagini. L’idea di una digitalizzazione sistematica dei manoscritti antichi, con il duplice scopo di tutelare i supporti originali e fornire l’accesso a documenti non altrimenti consultabili, costituisce ormai una priorità condivisa. La semplice riproduzione dell’immagine di un manoscritto non costituisce, ovviamente, una vera edizione critica: perché questo avvenga l’utente deve essere messo in grado di accedere all’immagine, alla trascrizione e a tutto l’apparato critico considerato necessario dalla comunità scientifica. Nel caso specifico del Codice Pelavicino, ogni pagina del testo trascritto e annotato viene collegata alla sua rispettiva immagine, in modo da fornire anche la consultazione del volume nella sua forma originaria. Tramite una idonea codifica del testo tutte le caratteristiche e gli strumenti delle edizioni digitali tradizionali sono state poi integrate per garantire un prodotto che intende superare i limiti intrinseci di una pubblicazione cartacea senza perdere di validità scientifica.

La corrispondenza tra testo, apparato critico e immagine è stata realizzata utilizzando il software open source EVT, che è stato ampliato e modificato per potersi adattare alla particolare composizione del manoscritto. EVT consente l’accesso simultaneo all’immagine facsimile e alla trascrizione, oltre che al regesto e alle diverse tipologie di note critiche, e permette al lettore, più o meno esperto, un controllo diretto e puntuale sul lavoro fatto dagli editori e quindi una trasparenza, nel processo di edizione, che la pubblicazione tradizionale impedisce.

Visualizzazione simultanea di facsimile e trascrizione in EVT

Visualizzazione simultanea di facsimile e regesto del documento in EVT

La codifica dei testi è stata attuata in XML. Si tratta di un noto linguaggio di markup di tipo descrittivo, considerato dall’attuale e vasta comunità scientifica impegnata nell’edizione digitale di testi storici il miglior metodo attualmente a disposizione a tale scopo. Basandosi su questo linguaggio la Text Encoding Initiative (TEI) ha sviluppato e continua a implementare una serie di linee guida per la codifica di testi in ambito umanistico, e infatti lo schema di codifica da loro proposto è stato quello adottato nel progetto. La presente edizione del codice è stata codificata secondo le linee guida P5 della TEI, che costituiscono la versione più recente e aggiornata; le caratteristiche specifiche dei testi da codificare hanno reso necessario la preparazione di uno schema di codifica che, pur basato sullo standard TEI e pienamente compatibile con gli schemi globali, permettesse di includere solo gli elementi XML effettivamente necessari. Questa scelta pone l’edizione del Codice Pelavicino all’interno di una nutrita e attiva comunità di filologi e storici digitali e favorisce, proprio grazie all’uso di uno standard condiviso, ma continuamente rielaborato, che vi siano apporti ulteriori al miglioramento delle stesse linee guida o alla enucleazione di problematiche prima trascurate.

La codifica e il sistema di visualizzazione combinati permettono altre funzionalità non banali per quanto riguarda la lettura e l’analisi del testo e la comprensione della struttura del codice:

Evidenziazione di 'named entities' nel testo

Evidenziazione di 'named entities' nel testo

Indici delle persone e dei luoghi

Indici delle persone e dei luoghi

Evidenziazione di 'signa tabellionum'

Evidenziazione di 'signa tabellionum'

Catalogo dei timbri notarili

Catalogo dei timbri notarili

Inoltre, data la natura in continuo perfezionamento del progetto, sono attualmente in fase di sviluppo una serie di nuove funzionalità che garantiranno una più approfondita consultazione dell’edizione:

Tutte le future migliorie introdotte in versioni future di EVT, inoltre, saranno applicabili anche all’edizione del Codice Pelavicino: i dati dell’edizione, infatti, sono del tutto indipendenti rispetto al software di visualizzazione, volendo sfruttare nuove caratteristiche in via di sviluppo sarà sufficiente ricaricare i dati in EVT, configurare le opzioni desiderate e generare una nuova edizione web-based pronta per essere caricata sul server.

Sinergia fra sito del progetto ed edizione digitale

Attualmente, l’edizione digitale del Codice si compone di due parti, collegate ma distinte: l’edizione vera e propria, realizzata con EVT, e la presentazione del lavoro con corredo di materiali aggiuntivi (descrizione puntuale del codice e della codifica, schede di approfondimento, bibliografia, catalogo dei notai) inserita all’interno di un sito web/blog appositamente predisposto.

La scelta di questa doppia composizione è derivata da un lato dalla difficoltà oggettiva di inserire in maniera efficace e funzionale tutti i suddetti contenuti all’interno del viewer di EVT, dall’altro dalla precisa volontà di creare uno specifico e ben studiato canale di comunicazione con gli studiosi interessati al codice. La forma blog, unita agli spazi appositamente pensati per incentivare la partecipazione del pubblico, consente infatti agli studiosi impegnati nella trascrizione e lettura dei documenti di beneficiare dei vantaggi della natura dinamica e cooperativa della pubblicazione on-line:

Esempi di lavoro distribuito (crowdsourcing) nelle trascrizioni di fonti storiche esistono, ma non sono molti per ovvie ragioni, date le competenze elevate spesso richieste per la lettura di testi manoscritti prodotti nelle epoche passate. Il Codice Pelavicino, scritto nella seconda metà del XIII secolo e riportante testi dal IX al XIII richiede, in effetti, competenze estremamente specifiche di paleografia, codicologia, diplomatica, storia e filologia, il che impedisce il reclutamento di volontari nell’opera di trascrizione. Tuttavia un’edizione digitale ben navigabile, dotata di fotografie ad alta risoluzione e del testo a fronte, trattato come sopra descritto, facilita molto l’accesso a tutti gli interessati al contenuto capaci di leggere, anche superficialmente, il latino medievale. La costruzione di un sito ben fatto e di un’interfaccia di lettura molto amichevole hanno il precipuo scopo di aprire la fonte a un pubblico molto più ampio di quello normalmente raggiunto da un’edizione critica tradizionale cartacea e di favorirne la partecipazione. Nella sezione Partecipa sono state predisposte due modalità di interazione: in Contatti sono state inseriti i dati e la form per contattare privatamente la responsabile dell’edizione e la web-master; in Commenta, dopo aver effettuato la registrazione al sito, è possibile inserire commenti seguendo istruzioni precise sui modi in cui l’utente può utilmente contribuire al progetto. Tutti i commenti vengono pubblicati nella sezione e costituiscono suggerimenti e spunti di riflessione, fino a diventare parte integrante dell’edizione.

La collaborazione dall’esterno è effettivamente arrivata e non da una comunità anonima di internauti, ma da persone sinceramente interessate e desiderose di collaborare. Da questo punto di vista il successo è stato indubbio e in continua crescita. Ci sono persone che fanno spontaneamente da correttori di bozze, offrendo così un servizio di indubbia utilità, altri che si affannano a trovare la localizzazione dei toponimi, altri ancora che, magari scrivendo privatamente, forniscono indicazioni di elevatissima qualità. Ogni osservazione, ovviamente anche quella che proviene da studiosi di chiara fama, viene valutata, soppesata, discussa dall’équipe e poi accettata o rifiutata, in un processo di scambio di informazione che da un lato coinvolge l’utenza e dall’altro impegna costantemente gli autori a mantenere la propria responsabilità.

Tale responsabilità ha poi di recente trovato un imprimatur ufficiale in quanto, grazie al Servizio Bibliotecario dell’Ateneo di Pisa è stato possibile ottenere sia DOI 10.13131/978-88-902289-0-2 che ISBN 978-88-902289-0-2.

Grazie al sito web è inoltre possibile seguire gli sviluppi dell’edizione. Il sito infatti viene costantemente aggiornato con notizie riguardo ai nuovi documenti pubblicati, per gli utenti diventa molto semplice seguire le fasi di lavoro di edizione iscrivendosi al servizio di ricezione aggiornamenti: ogni volta che un nuovo articolo viene pubblicato sul sito si riceve una segnalazione via mail.

Il sito, attraverso la tecnologia Feed RSS, offre infine una finestra sull’attività di altri gruppi collegati al progetto. In sostanza, senza aver rinunciato in nessun caso alla autorialità dell’edizione, i curatori del Codice Pelavicino Edizione Digitale hanno cercato di concepire il loro progetto in un contesto di public history, ossia hanno elaborato un’edizione che potesse essere al tempo stesso uno strumento di condivisione e di coinvolgimento per la comunità di studiosi locali e un prodotto culturale pensato appositamente per favorire la partecipazione attiva del pubblico interessato.

Conclusioni

Come si è accennato all’inizio non è stato facile arrivare ad una simile edizione digitale, né l’apertura verso l’esterno appena descritta è stata immediatamente accolta con favore. Questa accettazione progressiva, non facile né lineare, riteniamo debba essere messa in conto da chi progetta o inaugura un’edizione critica digitale. Come è noto gli esempi attualmente disponibili di edizioni digitali critiche anche di elevatissima qualità sono molti , tuttavia non sempre incontriamo realtà facili da navigare, da comprendere e da utilizzare; spesso ci troviamo di fronte a progetti squisitamente accademici, frutto di gruppi di ricerca altamente specializzati che puntano a esplorare a fondo tutte le possibilità di ricerca e analisi fornite dalla codifica XML e da adeguati software di corredo. Tale spinta in avanti, assolutamente encomiabile dal punto di vista dell’avanzamento della ricerca, ha tuttavia sovente alcuni effetti collaterali quali la creazione di edizione uniche, difficili da gestire e conservare e incapaci di dialogare tra loro (non interoperabili) e di conseguenza anche difficili da vendere, nel senso di poco adatte ad essere proposte fuori del mondo accademico come prodotti aventi una chiara pubblica utilità. Per il Codice Pelavicino Digitale si è scelto, come si accennava nella sezione 2, di non integrare i dati dell’edizione in un sito web, ma di elaborarli con un software (EVT) che permette di generare un’edizione pubblicabile sul web in maniera del tutto indipendente dai dati stessi. In questo modo si ottengono i seguenti effetti positivi:

La scelta di separare in maniera netta i dati dell’edizione rispetto alla modalità di visualizzazione si rivela pertanto efficace e produttiva nel lungo periodo.

La necessità, per chi ha proposto e cura l’edizione digitale del Codice Pelavicino, di interagire e letteralmente trattare con enti culturali tradizionali, abituati alla promozione di edizioni cartacee, ha avuto due benefici effetti: da un lato una cura specifica affinché sito ed edizione fossero facilmente usufruibili dal pubblico; dall’altro una vera e propria attività di apostolato presso gli enti e le istituzioni culturali locali per la comprensione delle peculiarità, in termini di opportunità e di problematiche, offerte dall’edizione digitale.

Un ultimo dato riteniamo possa risultare utile a quanti si apprestino a produrre un’edizione digitale simile a quella qui presentata. Ogni progetto di Digital Humanities e ancor più un progetto di edizione digitale di un testo è per sua stessa natura e inevitabilmente un progetto interdisciplinare, nel senso che concepirlo, avviarlo e portarlo avanti comporta una serie di attività complesse che incrociano competenze diverse. Come dice Elena Pierazzo preparare un’edizione digitale non è semplice e richiede non solo delle competenze filologiche, ma anche competenze tecniche avanzate (XML, XSLT, RDF, manipolazione di immagini), nonché l’accesso a risorse di tipo infrastrutturale (server, domini, ecc.), Tale approccio costituisce di per sé una rivoluzione metodologica, perché si passa dal lavoro solitario del filologo esperto a un’organizzazione del lavoro simile a quella di una bottega rinascimentale, con un’articolata divisione dei compiti in relazione ai diversi livelli di capacità e competenze, una gestione del flusso di lavoro tale da assicurare la circolazione delle informazioni necessarie a tutti i collaboratori e una forte coordinazione centrale .

Questo il sistema usato appunto per coordinare l’équipe di lavoro del Codice Pelavicino Digitale, che riassumiamo qui in un grafico che segnala le competenze e la tipologia delle persone impiegate.

Grafico dell'organizzazione dell'équipe di lavoro

Grafico dell'organizzazione dell'équipe di lavoro

In conclusione, l’esperienza del Codice Pelavicino Digitale si è rivelata proficua sul piano metodologico per tutti i partecipanti al progetto in relazione alla rispettiva area scientifica di appartenenza.

References

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  20. Salvatori, Enrica, Roberto Rosselli del Turco, Edilio Riccardini, Chiara Mannari, Laura Balletto, Chiara Alzetta, Chiara Di Pietro, Raffaele Masotti e Alessio Miaschi, a cura di. "Codice Pelavicino. Edizione digitale", 2014; DOI 10.13131/978-88-902289-0-2.

  21. Sforza, Giovanni. Enrico, vescovo di Luni, e il Codice Pelavicino dell’Archivio Capitolare di Sarzana. Archivio Storico Italiano 5, 13, num. 193 (1894): 81-88.

  22. TEI Consortium, TEI P5: Guidelines for Electronic Text Encoding and Interchange. Text Encoding Inititative, Dicembre 15, 2016. http://www.tei-c.org/Guidelines/P5/.

Ultima consultazione URLs: 26/7/2016

La prima e unica edizione risale al 1912 e non è completa . I principali studi sul codice si devono a Geo Pistarino che avrebbe dovuto curarne una nuova edizione, e a Laura Balletto che ne ha ereditato il compito, passato infine a Enrica Salvatori ( ; ; ; ; ; ).

Sito del progetto: <http://pelavicino.labcd.unipi.it/>. L’edizione è accessibile direttamente all’indirizzo <http://pelavicino.labcd.unipi.it/evt/>.

Trascrizione ed edizione critica a cura di Laura Balletto, Edilio Riccardini, Enrica Salvatori; codifica dei testi: Roberto Rosselli Del Turco, Chiara Alzetta, Alessio Miaschi; software EVT: Roberto Rosselli Del Turco, Raffaele Masotti, Chiara Di Pietro; web design: Chiara Mannari.

Per la storia dell’edizione si veda <http://pelavicino.labcd.unipi.it/il-codice/storia/>.

Cfr. .

Cfr. .

Cfr. .

Cfr. .

Cfr. . Le image-based digital editions hanno iniziato ad affermarsi come importanti risorse per gli studi umanistici solamente negli ultimi anni e, per questo motivo, sono ancora relativamente poco diffuse. A questo proposito, si possono citare il progetto dell’Electronic Beowulf <http://ebeowulf.uky.edu>, composto da una vasta selezione di immagini del manoscritto originale , e il Digital Vercelli Book <http://vbd.humnet.unipi.it/>, sviluppato con il software EVT su iniziativa di Roberto Rosselli Del Turco .

Edition Visualization Technology: <http://evt.labcd.unipi.it/>.

Si veda la pagina web <http://pelavicino.labcd.unipi.it/il-progetto/il-software-evt/>.

Sito del consorzio TEI: <http://www.tei-c.org/index.xml>.

La versione P5 delle Guidelines e degli schemi di codifica è stata pubblicata dal consorzio TEI nel 2007 ed è costantemente migliorata, l’aggiornamento più recente (ver. 3.2.0) risale a luglio 2017. Pagina web delle Guidelines: <http://www.tei-c.org/Guidelines/P5/>.

Pagina web dedicata a questo scopo: <http://pelavicino.labcd.unipi.it/contatti/partecipa/>. Il sito è frutto del lavoro di Chiara Mannari.

Il più celebre è Old Weather <https://www.oldweather.org/>, sito in cui volontari trascrivono diari di bordo delle navi di XIX e XX secolo; in Europa l’iniziativa Monasterium <http://monasterium.net> consente agli utenti registrati di intervenire nella descrizione di alcuni fondi documentari e di singoli atti.

Cfr. .

Per averne un’idea di massima basta sfogliare l’elenco dei progetti pubblicati sul sito della TEI ad esempio <http://www.tei-c.org/Activities/Projects/>

Cfr. .

Ibidem.