DOI: http://doi.org/10.6092/issn.2532-8816/9332

ABSTRACT

Il sito e l’iniziativa Mappe di memoria intende trasmettere alle nuove generazioni la memoria delle stragi e degli omicidi emiliani durante gli anni di piombo. Pur partendo da uno scopo condivisibile e chiaro, in quanto progetto di storia pubblica digitale l’iniziativa sembra aver bisogno dell’impegno di esperti per migliorare non solo la grafica, ma anche i contenuti e l’intero impianto strutturale che le sta dietro.

The site and initiative Mappe di memoria seeks to inform young generations of the terroristic massacres and murders, which took place in the Emilia region of Italy during the Years of Lead. While admirable and clear in its intent, as a digital public history project this initiative would benefit from the commitment of experts for the improvement of the website’s design, content and general structure.

Al giorno d’oggi non è facile insegnare a scuola uno dei periodi che più ha segnato la storia politica recente: i cosiddetti anni di piombo, che hanno portato a stravolgimenti di ogni genere in Europa. Per l’Italia si è soliti indicarne l’inizio nel 1969, quando la piaga del terrorismo di destra e di sinistra si è affacciata per la prima volta sul panorama nazionale. L’espressione anni di piombo è stata coniata a partire dalla traduzione del termine tedesco Die bleierne Zeit ed è canonicamente usata per definire il periodo compreso tra le grandi manifestazioni di protesta del 1968 fino agli anni ’80.

Il sito Mappe di memoria http://mappedimemoria.it/ è stato pensato e costruito allo scopo di promuovere la conoscenza e agevolare l’avvicinamento delle persone, in particolare degli studenti, ai fatti che hanno sconvolto la vita dell’Italia in pieno boom economico, e di far luce sull’attentato emiliano del 1974: il treno Italicus esploso a San Benedetto Val di Sambro (BO) diretto a Monaco di Baviera e partito da Roma; sull’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna nel 1980 e su quello del 1984 contro il treno Rapido 904 sulla tratta Napoli-Milano, saltato in aria dopo la stazione di Vernio nella Grande Galleria dell’Appennino, oltre che sugli omicidi politico-criminali in Emilia-Romagna (cfr.le sezioni Progetto, Stragi, Omicidi). Il sito si impegna, quindi, da una parte, a colmare la difficoltà ad affrontare temi della storia contemporanea nell’ambito della programmazione didattica: i docenti, difatti, sono spesso costretti ad accennare solo brevemente, se non addirittura a saltare, il secondo dopoguerra; e, dall’altra, a cogliere l’occasione per stimolare un approccio più diretto alla storia di quegli anni, promuovendo anche diversi laboratori didattici.

Il sito nasce da un’idea dell’Associazione 2 agosto 1980, ed è stato realizzato in collaborazione con il Centro di ricerca e formazione storia, educazione politica, afferente al Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, e si inserisce nell’ambito del protocollo di intesa sottoscritto dal MIUR e dalle Associazioni delle vittime di stragi e terrorismo, con lo scopo di tener viva la memoria nelle nuove generazioni e dar loro la possibilità di far storia attraverso le fonti rese disponibili.

La landing page è strutturata in nove sezioni tematiche, la maggior parte contenente voci di approfondimento ( ):

Le nove sezioni tematiche del sito Mappe di Memoria.

Le nove sezioni tematiche del sito Mappe di Memoria.

La Home del sito, all’infuori delle sezioni finali Biblioteca, Video e Immagini, appare all’utente un po’ misera di contenuti, dal momento che anche lo spazio occupato da Google Maps, avente per oggetto l’indicazione e la localizzazione geografica delle stazioni delle tre stragi emiliane e i luoghi degli omicidi politici avvenuti nella medesima regione (I luoghi della memoria dal 1972 al 2002 ), non viene caricato correttamente da nessun browser, sia esso Internet Explorer, Firefox o Google Chrome. Quanto alla grafica, la pagina si mostra molto cupa: la parte di collegamento alla sezione Stragi, cui si arriva tramite il pulsante Continua, ha come sfondo delle foto scattate nel momento dell’accaduto, volutamente sfocate, sulle quali compaiono scritte o citazioni non perfettamente leggibili a causa del colore scelto. L’effetto di offuscamento va perdendosi man mano che si scende con la visualizzazione: è qui che – a mio avviso - dovrebbe essere posta l’estesa introduzione al tema, che si trova, invece, sotto la voce Progetto.

Il progetto in senso lato e la sezione Progetto del sito

Sin da principio si pone un problema semantico non trascurabile: il nome del sito Mappe di memoria non aiuta l’utente ad orientarsi, poiché nella lingua e nella storia italiane il termine memoria appare generico, per quanto la scelta dello stesso venga motivata. Per questa ragione chiunque faccia ricerche o voglia informarsi o insegnare qualcosa sulle stragi emiliane della seconda metà del Novecento potrebbe non intercettare rapidamente il sito. Il sottotitolo I luoghi delle stragi, del terrorismo, della violenza politica restringe sì il campo d’interesse, ma non più di tanto, dato che le stragi e il terrorismo degli anni di piombo italiani includono almeno altri cinque attentati di grande entità: 12 dicembre 1969 piazza Fontana a Milano, 22 luglio 1970 Gioia Tauro, 31 maggio 1972 Peteano, Gorizia, 17 maggio 1973 questura di Milano, 28 maggio 1974 piazza della Loggia a Brescia, nonché il rapimento ed il successivo assassinio ad opera delle Brigate Rosse di Aldo Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana, 16 marzo 1978 9 maggio 1978. Anni densi, dunque, di eventi legati al terrorismo nero e rosso ma anche ad attività analoghe di stampo mafioso, orchestrate dai malavitosi di Corleone, al fine di destabilizzare il clima politico nazionale e ottenere un maggiore controllo della Sicilia.

All’interno del sito sarebbe pertanto auspicabile inserire una timeline esplicativa e scegliere se e come: focalizzare l’interesse del lettore-utente solo ed unicamente sulle stragi ed omicidi emiliani con le doverose motivazioni ben chiarite; oppure ampliare l’analisi all’intero periodo degli anni di piombo, come dichiarato nelle prime righe della sezione Progetto.

Si segnala che alla medesima sezione è presente un’inesattezza storica grave: «[..] quando Bologna è stata colpita dall’attentato che ha provocato la più grave strage di vittime civili in Europa; [..]», in realtà non è così. Gli attentati terroristici di matrice islamica avvenuti a Madrid all’alba dell’11 marzo 2004 hanno visto la morte di 192 civili e il ferimento di 2057 persone.

Stragi e Omicidi

Passando alla sezione successiva Stragi, bisogna riconoscere che la ricostruzione degli eventi, divisa in sette voci Strage, Dopo la strage, Memoria pubblica, Verità storica e verità giudiziaria, Contesto storico e Suggerimenti di lettura, è stata pensata in maniera efficace pur con qualche difetto di comunicazione. La finestra inizia, infatti, con un lunghissimo resoconto del significato che gli anni di piombo hanno avuto per l’Italia intera utilizzando uno stile di racconto da manuale: la sezione potrebbe essere invece corredata di qualche dato digitale con rimandi puntuali a documenti d’archivio di giornali, di telegiornali o anche più semplicemente alle pagine Wikipedia; sarebbe nondimeno utile accedere a una raccolta di fonti orali rilasciate dai testimoni oculari degli eventi.

Dal momento che la sezione Multimedia riporta, inoltre, un buon numero di fonti primarie e secondarie sugli eventi, la grande descrizione del contesto potrebbe far uso di entrambe con il sapiente rimando alle parti dei telegiornali che per primi hanno riportato la notizia delle stragi. Questo inserimento renderebbe, altresì, il sito molto più vivace e godibile.

Il riepilogo Gli anni delle stragi, prima voce della sezione Stragi, poi, si presenta come slegato dalle inevitabili conseguenze degli attentati: lo stile, ancora una volta manualistico, non accenna minimamente al clima che ha rischiato di compromettere, e talvolta ha compromesso, le indagini. Basti a riguardo un esempio su tutti: subito dopo la strage di Piazza Fontana a Milano, polizia e ministro degli Interni cercarono di far ricadere la colpa sugli anarchici Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. Si apprese, in seguito, che la responsabilità della maggior parte di attacchi simili, con lo scoppio di dinamitardi in convogli o piazze, era da ricondurre a organizzazioni neofasciste, in questo caso dell’area veneta, e in particolare a Franco Freda e Giovanni Ventura, personaggi vicini a figure di spicco della politica. Si inaugurava così la stagione della strategia della tensione: la quale, secondo il professor Pelizzari, può essere definita come «il tentativo di ostacolare lo spostamento verso sinistra del sistema politico-sociale italiano verificatosi a partire dall’inizio degli anni Sessanta»; lo storico Daniele Graser, con cui è parzialmente d’accordo anche l’esperto Aldo Giannuli, invece, ne attribuisce la colpa alla politica aggressiva degli Stati Uniti e dei loro servizi segreti, in atto ancora oggi «È una tattica che consiste nel commettere degli attentati criminali ed attribuirli a qualcuno di altro.» e, quanto alla situazione italiana «[..] fin dagli anni 70, i servizi segreti italiani hanno utilizzato queste armate segrete per fomentare attentati terroristici con lo scopo di causare la paura in seno alla popolazione e, in seguito, accusare i comunisti di essere gli autori. Era il periodo dove la parte comunista aveva un potere legislativo importante al Parlamento. La strategia della tensione doveva servire a screditarlo, indebolirlo, per impedirgli di accedere all’esecutivo.»

Le pagine del sito dedicate alle singole stragi emiliane risultano ben articolate e ben organizzate, pur essendo un po’ statiche nell’impostazione: alla fine della descrizione storica La strage, si trovano quattro approfondimenti I soccorsi, Le prime notizie, Le prime ipotesi, Le vittime e i testimoni. Il primo di questi è collegato sia a testimonianze di chi era sul posto o di chi è intervenuto successivamente, sia a foto dei momenti successivi all’esplosione; il secondo carica un link non più attivo per quanto riguarda la strage dell’Italicus, mentre è ben nutrito per i fatti di Bologna e, quanto all’ultimo evento terroristico, riporta la prima pagina di un giornale non meglio identificabile e il video di una Raffaella Carrà commossa, riproposto anche nella voce Dopo la strage, sotto I giornali, radio e tv; il terzo focus, invece, non porta a nessuna informazione, fatta eccezione per le opinioni su quanto avvenne nel treno Rapido 904: sarebbe, invece, interessante ricostruire il clima post eventum del Paese anche nell’agosto 1974 e 1980; l’ultimo sviluppo è presente per tutti e tre gli attentati ma non contiene alcun collegamento ad archivi o testi o interviste che possano testimoniare la veridicità di quanto affermato dai sopravvissuti.

La seconda voce della sezione, Dopo la strage, poi, raggruppando Funerali, Le prime indagini, I giornali, le radio e le tv, Le reazioni politiche dà un’impressione di forte incompletezza: talvolta i video o le foto non sono disponibili, i testi, soprattutto quelli in Le reazioni politiche e Le prime indagini, sono privi di rimandi a fonti o metafonti precise e si presentano approssimativi, così come è decisamente scadente la quantità di giornali, video da TG o registrazioni radiofoniche successiva agli eventi, che invece ci si aspetterebbe abbondante vista la disponibilità delle stesse sul Web.

Diversa e interessante è la voce Memoria pubblica, legata a tutto ciò che ha rievocato, e tutt’oggi rievoca, le tre stragi nell’ambito dell’arte, della politica, della letteratura e della toponomastica. Il materiale è spartito in più lemmi, che, in realtà, sono tra loro strettamente vicini: Manifestazioni, Monumenti e Riconoscimenti potrebbero formare un solo gruppo, mentre la sezione finale Canzoni, Romanzi, Racconti risulta graficamente povera e permette all’utente un’interazione limitata alla sola lettura o al solo ascolto. Quanto alla toponomastica sarebbe interessante che il sito presentasse un’indagine, sia su scala regionale sia su scala nazionale, sull’impatto del terrorismo nella memoria civica, individuando, attraverso mappe diacroniche, i toponimi dedicati alle tre stragi ed agli omicidi emiliani.

Voce Memoria pubblica della sezione dedicata alla strage della Stazione di Bologna del 1980.

Voce Memoria pubblica della sezione dedicata alla strage della Stazione di Bologna del 1980.

Segue l’endiadi Verità storica e verità giudiziaria: richiamo che è sviluppato e realizzato pienamente per l’ultima strage ed appare, invece, un po’ trascurato per le prime due specialmente nell’Iter processuale e nelle Verità accertate, purtroppo storicamente poche. Manca, tuttavia, una spiegazione organica di cosa qui si intenda per verità storica e verità giudiziaria, concetti che invece necessitano di chiarezza: per dirla con le parole dello studioso Andrea Zhok, la prima «si occupa del senso degli eventi (dimensione motivazionale)», la seconda «si occupa dell’attribuzione individuale di responsabilità (dimensione causale)». Per spiegare il rapporto tra le due, si può, inoltre, ricorrere a quanto dice l’avvocato Cosimo Deleonardis: «la verità processuale non potrà mai corrispondere alla verità reale, alla verità storica, ma potrà solo esserci un avvicinamentopiù o meno forte della prima alla seconda». Giocano quindi un ruolo fondamentale le prove, che fanno, così, da raccordo tra le due verità e che meriterebbero all’interno del sito una descrizione puntuale. Il Contesto storico, infine, per quanto ricco di informazioni, presenta anch’esso poca dinamicità e rimane ancorato al testo: dovrebbe essere sostituito da una più moderna ed economica timeline corredata di fotografie. I Suggerimenti di lettura meriterebbero, infine, di figurare sotto Memoria pubblica, perché altro non sono che riletture, interpretazioni, racconti a posteriori.

La sezione successiva Omicidi si concentra sui delitti avvenuti in Emilia-Romagna nell’arco di tempo dal 1972 al 2002, disposti in ordine cronologico decrescente, da Marco Biagi (2002) a Mario Lupo (1972). Talvolta la spiegazione viene sbrigata con rimandi a blog o archivi, come nel caso di Roberto Ruffilli, le vittime della banda Uno bianca, Luciano Milani, Graziella Fava, Alceste Campanile, Andrea Lombardini e Mario Lupo. Sembrerebbe più utile e coerente agli scopi del progetto sostituire questi collegamenti con ricerche fatte direttamente dagli studenti o dal pubblico opportunamente reclutato. In questo modo verrebbero coinvolti direttamente nello spirito dell’iniziativa e capirebbero il complesso processo di ricostruzione e reinterpretazione della storia. Manca, inoltre, tutto l’iter giuridico: mentre per Biagi e Ruffilli l’omicidio è stato rivendicato dalle Brigate Rosse, per Alceste Campanile la situazione è rimasta senza colpevoli fino a tempi recenti. Nonostante il gruppo di estrema destra Legione Europa abbia rivendicato l’omicidio di Campanile cinque giorni dopo, il 17 giugno 1975, la questione, in realtà, non si è mai chiusa sino all’alba del nuovo millennio: dopo l’iniziale incriminazione del militare camerata Ballabeni, si è aperta un’altra pista, stavolta interna al movimento Lotta Continua in cui militava il giovane Alceste; anch’essa, però, cadde nel nulla. Si giunse nel 1999, finalmente, all’arresto ed alla confessione del criminale comune Bellini, che aveva un passato in gruppi estremisti di destra.

A scuola e Passo dopo passo

Interessante ma ripetitiva la sezione A scuola: la voce Insegnare gli anni Settanta è presente due volte, prima in posizione autonoma e poi accostata a Strumenti. Questi, a loro volta, potrebbero essere migliorati se privati dei Suggerimenti di lettura, già presente sotto la sezione Stragi e sotto la voce di ciascuna strage; quanto a Siti da Consultare, Fonti, Documentari e Film, sarebbe meglio spostare questi link sotto Multimedia; e, infine, per quanto riguarda le Cronologie, esse sono già state ripercorse in Gli anni delle stragi, sotto Stragi. Il sito, specialmente qui, appare molto macchinoso, poco fruibile, poco immediato e poco partecipativo. Se, infatti, lo scopo è il maggior coinvolgimento e il maggior dialogo tra generazioni sui temi in oggetto, bisogna che il sito sia costruito seguendo le linee guida e le tipologie comunicative di un web avanzato e aperto all’interazione col pubblico. Una mossa per facilitare l’approccio ai contenuti potrebbe ad esempio essere l’allestimento di uno spazio virtuale dove inserire commenti, caricare materiale e promuovere l’interazione tra studenti, tra insegnanti, tra studenti e insegnanti, tra qualunque persona interessata alle iniziative promosse o ai contenuti presenti. In quest’ottica potrebbero essere valorizzati e pubblicizzati maggiormente i lavori per il sito di qualsiasi tipo portati avanti dagli studenti: l’hashtag #adessoparlanoloro permetterebbe di espandere le iniziative anche alle scuole all’infuori dell’Emilia-Romagna, per promuovere lo studio degli anni di piombo.

Una timida proposta di percorso didattico, sotto la voce A scuola, Insegnare gli anni settanta, dal nome Educare attraverso i luoghi: Bologna e la strage del 2 agosto 1980 prevede quello che nel gergo della neonata public history viene chiamato walking tour, una visita a Bologna che fa tappa alla stazione e prosegue il percorso in direzione della sede dell’Associazione dei familiari delle vittime. La mancanza di informazioni aggiuntive però lascia pensare che si tratti di un’idea ancora da porre in essere.

Sotto la voce Passo dopo passo > Trekking urbano, viene descritta una sola iniziativa, promossa da Associazione familiari vittime 2 agosto 1980, effettivamente andata in porto nel 2015: un walking tour per il centro di Bologna, accompagnato dai racconti di alcuni testimoni, nell’anniversario della strage di Piazza Fontana (1969). Ora a 50 anni dal 1969, ora che l’Europa ha conosciuto il terrorismo islamico, la rievocazione periodica sarebbe d’obbligo: sia essa sotto le forme di un più semplice walking tour, sia essa sotto le forme di una conferenza cui invitare dei testimoni, sia essa la ricostruzione tramite un coinvolgente LARP di un particolare episodio terroristico durante gli anni di piombo. Il Web 2.0 permette, poi, di caricare online i risultati di iniziative del genere, per facilitarne in futuro la replica.

Multimedia e Wiki

La voce Immagini, nella sezione Multimedia, propone un percorso fotografico ricco di contenuti: foto scattate subito dopo i fatti ed all’arrivo dei soccorsi mostrano la distruzione e la desolazione dopo gli attentati. I medesimi scatti potrebbero essere condivisi e spiegati all’interno di un social network come Flickr, così che ne venga diffusa e sottolineata l’importanza documentaria e diventi, in questo modo, base per un lavoro di crowdsourcing. Ciò consentirebbe l’inserimento del link alla pagina Flickr del sito. Altrettanto belle e cariche di pathos sono le video interviste che riempiono la voce Materiale d’archivio, interviste, documentari sotto Video < Multimedia, da rivedere e migliorare le altre due Incontri pubblici e Lavori degli studenti, quest’ultimo ripetitivo poiché già presente sotto l’hashtag #adessoparlanoloro. È presente anche il collegamento al canale youtube del sito, dove però vengono riproposti video già caricati sul sito.

La voce Documenti > Biblioteca è la riproposizione dei Suggerimenti di lettura già analizzati sopra per ogni strage, così come gli Atti giudiziari meriterebbero di figurare una sola volta e non anche sotto Stragi >Verità storica e verità giudiziaria, mosse che renderebbero molto più comprensibile la struttura del sito. Lo studio degli Atti parlamentari, invece, appare utile all’utente che voglia ricostruire e comprendere le reazioni del Parlamento in quegli anni ( ).

Per facilitare, infine, i rapporti, all’interno del mare magnum del web, tra progetti simili e complementari, sarebbe opportuno inserire un link a questo ottimo progetto di connected histories contenente l’accesso a documenti archivistici in formato digitale se disponibile oppure a schede descrittive delle fonti, corredate dall’indicazione degli enti pubblici o privati che ne sono in possesso.

Sezione Documenti del sito Mappe di Memoria.

Sezione Documenti del sito Mappe di Memoria.

La sezione Wiki, a questo punto, si dimostra non strettamente necessaria, ma, se richiesta dagli studenti, meriterebbe di comparire all’inizio, nella Home, laddove risulterebbe esser più utile un collegamento a siti specialistici di enciclopedie, riviste storiche etc., in grado di dare definizioni precise dei fenomeni e descrizioni dei personaggi dell’epoca: ad esempio terrorismo, servizi segreti, P2, SISMI, Nar e Sandro Pertini.

Conclusioni

Una revisione della grafica, una maggiore attenzione ai contenuti al fine di evitare pleonasmi o rimandi a link vuoti, un più ampio piano di iniziative per coinvolgere direttamente gli studenti possono essere modi per migliorare la fruibilità del sito, che pur parte con buoni propositi. Le descrizioni degli eventi e le fonti per la ricostruzione del contesto e dei fatti sono presenti e ben integrati col resto, anche se manca l’interazione stricto sensu con l’utente, che attualmente non può aggiungere né commentare alcunché. Come già proposto, lascerei, dunque, uno spazio dove favorire la condivisione di materiale e la discussione con il pubblico del web o degli studenti coinvolti, così da orientare il sito verso una dimensione di Digital Public History. Chiedere, inoltre, l’aiuto di public historians e oral historians arricchirebbe la, già densa, sezione Video > Materiali d’archivio, interviste, documentari, sia di interviste a sopravvissuti sia di spazi dedicati all’inserimento di materiale audiovisivo da parte di utenti che ne siano già in possesso.

Un sito molto simile nei contenuti è https://ladigacivile.eu, ideato a Forlì-Cesena, dove si parla dell'Emilia-Romagna ai tempi della violenza politica e del terrorismo. Il proposito di questa pagina web è il medesimo di Mappe di memoria, cioè la promozione della storia, della didattica e della memoria. Perché non unire gli intenti e collaborare per una resa migliore delle ricerche, facilitando, allo stesso tempo, il coinvolgimento del pubblico sia scolastico che extrascolastico e pensare, insieme, a delle iniziative pratiche?

References

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Siti attivi al settembre 2019.

: 368: «Diversi Stati europei sono scossi da una grave crisi economica e sociale, che prende forme varie ma che è accomunata da un aspetto principale: il diffondersi in grande stile del terrorismo politico; questi – si è detto – sono «anni di piombo», con riferimento al materiale di cui sono fatte le pallottole usate dai vari commando terroristici attivi qua e là in Europa».

: 487-90.

https://it.wikipedia.org/wiki/Anni_di_piombo (ultimo accesso 2/09/2019) «L'espressione deriva dal titolo omonimo del film Anni di piombo [in tedesco Die bleierne Zeit, N.d.C.], uscito nel 1981 e diretto da Margarethe von Trotta, che trattava l'esperienza storica analoga e contemporanea vissuta dalla Germania Ovest.» sotto la voce Curiosità della pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Anni_di_piombo_(film_1981) (ultimo accesso 08/09/2019): «Il titolo italiano (che sarebbe entrato nel lessico giornalistico e di tutti i giorni a rappresentare quel periodo) è stato creato dall'Ufficio Stampa Gaumont Italia (composto da Alessandro Silvestri, Raffaele Striano, Rita Nobile, Nicoletta Billi).»

Cfr.https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_dell%27Italicus;https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/07/29/la-strage-dimenticata.html (29/08/2019)

Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Bologna (29/08/2019); Vinciguerra, Bologna 2 agosto 1980: strage di Stato http://www.archivioguerrapolitica.org/?p=2373. Un altro importante riferimento è il libro di Loriano Machiavelli, Strage. Edito per la prima volta nel 1990, ritirato a seguito di una denuncia, è stato ristampato nel 2010.

Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_del_Rapido_904 (29/08/2019); https://www.raiplay.it/video/2017/03/La-notte-della-Repubblica-Puntata-del-28031990-4c23c42d-bae5-485d-890e-fe006cb9e9b8.html

: 1: «[…] gli anni ’70 sono un tema difficile da trattare, […] c’è unagrossa lacuna nella didattica italiana a proposito dei famigerati anni di piombo, in particolare per quanto riguarda il terrorismo di destra,ovverossia lo stragismo […] lacuna che, finora, è stata affrontata soprattutto dai familiari delle vittime delle stragi, che hanno dovuto assumersi quella responsabilità politica e civile che invece spetterebbe allo stato italiano.»

Cfr. infra.

«Il nome di questo portale è stato scelto attraverso una consultazione on line rivolta agli studenti.» così sotto la voce Progetto del sito.

«Il nome di questo portale è stato scelto attraverso una consultazione on line rivolta agli studenti.» http://mappedimemoria.it/il-progetto/

: 337: «Gli attentati [del 1969 N.d.C.]furono oltre 200, 130 ma solo con feriti leggeri»; : 30: «Le bombe del 12 dicembre scoppiano in un Paese dove, a partire dal 3 gennaio 1969, ci sono stati 145 attentati: dodici al mese, uno ogni tre giorni, e la stima forse è per difetto Novantasei di questi attentati sono di riconosciuta marca fascista.» Per una ricostruzione precisa dell’evento, del contesto e del processo a seguito della strage di piazza Fontana cfr. : 109-126.

Cfr. la sezione Avvenimenti > Stragi in https://it.wikipedia.org/wiki/Anni_di_piombo

Maria Fida Moro nel 2004 rivela a una tv locale veneta il viaggio che il padre avrebbe dovuto compiere sull’Italicus per raggiungere la famiglia in Trentino e, poi, fu fatto scendere per firmare importanti documenti di Stato: https://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2004/04_Aprile/19/Moro_italicus.shtml (23/08/2019).

«In diverse occasioni è emerso un dato esiziale: la maggior parte dei giovani non ha cognizione degli eventi che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese negli anni Sessanta-Ottanta del Novecento, quando Bologna è stata colpita dall’attentato che ha provocato la più grave strage di vittime civili in Europa; di quegli anni non si parla molto in famiglia e non sempre vengono affrontati a scuola. Di qui l’importanza di riannodare il filo della memoria (e della storia) attraverso il dialogo, la valorizzazione delle testimonianze e del materiale documentario, non solo per costruire un ponte fra le generazioni ma anche e soprattutto per stimolare la conoscenza e la riflessione sulle dinamiche che hanno governato quel periodo. In quegli anni vi sono le radici della società odierna, ignorarne la storia impedisce di comprendere appieno il presente e di progettare il futuro: per questo il lavoro verso le nuove generazioni diventa essenziale.» http://mappedimemoria.it/il-progetto/

https://it.wikipedia.org/wiki/Attentati_di_Madrid_dell’11_marzo_2004 (20/08/2019)di quegli anni

Vengono chiamate data driven le fonti digitali a seguito del digital turn. Cfr. : 7.

Sull’oral history e l’importanza degli eyewitnesses cfr. : 90-5.

: 450-3.

Per il contesto e per gli scopi della strategia della tensione cfr. : 156; 161.

Pelizzari, “La strage di piazza Loggia e l’occhio statunitense”.

Scettico sulla definizione e sull’effettiva esistenza di una strategia della tensione Montanelli, La Storia d’Italia di Indro Montanelli. Piazza Fontana e dintorni. https://www.dailymotion.com/video/x1ke5i8

Cattori, Ganser, La strategia della tensione. Il terrorismo non rivendicato della NATO.

: 578 «[…] sembra innegabile che il condizionamento NATO (e per il suo tramite, americano) sulle strutture militari e dei servizi sia stato maggiore in Italia che altrove.»

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Italicus-40-anni-fa-la-notizia-della-tragedia-nell-edizione-straordinaria-del-Tg-f693c788-753d-4bcd-9edb-4e8fe76a03b5.html (24/08/2019)

Meriterebbe quantomeno una menzione l’articolo di Pasolini comparso sul Corriere della Sera all’indomani della strage di Brescia e dell’Italicus nel 1974 https://www.corriere.it/speciali/pasolini/ioso.html (3/09/2019)

Che si ricorda esser stato particolarmente tormentato soprattutto per la strage di Bologna. Cfr. http://www.misteriditalia.it/cn/?page_id=3041

: 125.

Deleonardis, La sentenza penale tra verità storica e verità processuale, 2-3.

Anche se ucciso dalle Nuove Brigate Rosse, è giusto includerlo negli omicidi degli anni di piombo?

https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Mario_Lupo (30/08/2019)

https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Ruffilli (30/08/2019)

https://it.wikipedia.org/wiki/Banda_della_Uno_bianca (30/08/2019)

Manca una pagina Wikipedia o enciclopedica per l’omicidio dell’appuntato Luciano Milani, avvenuto il 19/11/1979 ad opera delle Brigate Rosse. Per maggiori informazioni cfr. http://www.vittimeterrorismo.it/vittime/luciano-milani/ (30/08/2019)

Anche qui assente una pagina Wikipedia o enciclopedica dedicata all’assassinio di Graziella Fava, uccisa il 13/03/1979 a Bologna ad opera del gruppo terroristico Gatti Selvaggi a seguito di un attentato ai danni della sede dell’Associazione Stampa Emilia-Romagna cfr. https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1979/1255 (30/08/2019)

https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Lombardini_(carabiniere) (30/08/2019)

https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Alceste_Campanile (5/09/2019); http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2007/03/31/LM3PO_LM310.html (30/08/2019): nel nuovo interrogatorio, nel 2007, Bellini ritratta la versione data nel 1999 e inserisce l’uccisione di Campanile in ambito politico coinvolgendo addirittura dei complici.

«Public history is a movement, methodology, and approach that promotes the collaborative study and practice of history; its practitioners embrace a mission to make their special insights accessible and useful to the public.» C. Stanton, “What Is Public History? Redux”, 1.

: 370-1: «Nel dicembre del 1969 […]. Era l’inizio di una stagione di sangue, le cui dinamiche non sono state ancora chiarite e che ha ritardato la crescita democratica del paese.»

LARP: Live Active Role Playing.

Cfr. : 250 «Tutte le fotografie in rete divengono potenzialmente fonti per la storia, indipendentemente dalla loro origine e dalle loro collocazioni nei siti web.»

Cfr. : 84; : 250 e ss.

https://www.cittadegliarchivi.it/