Le trame invisibili. Nuove modalità di esplorazione online dell’Archivio storico della psicologia italiana

DOI: https://doi.org/10.6092/issn.2532-8816/7211

Abstract

The paper describes an innovative visualization modality to present online contents and relationships of the web portal of the Interdipartimental Research Center Aspi – Historical Archive of Italian Psychology (Milano-Bicocca University). Established in 2005, Aspi is aimed to preserve, inventory, digitize and valorize psychologists and psychiatrists documents of the XIX and XX centuries. The web portal www.aspi.unimib.it offers direct access to documental sources with critical notes and historical and scientific contextualization cards to describe biographies and disciplinary evolution, interdisciplinary and institutional connections and personal relationships among protagonists. The portal is a performing research tool for historians and scholars, which enables a direct access to the archival sources. It also allows contributors to collaborate with the editorial committee by publishing their research results. A custom software directly access the open source DB CollectiveAccess to extract data and visualize them dynamically and interactively, according to three main criteria: people, places and time. In particular, gravitational graphs show relationships between individuals (e.g. scholar, professor, co-worker, relative), between people and locations where they worked. Timelines and maps show on the other hand birth/death places and birth/death dates, where institutions were located and when they were operating.

L’articolo presenta le modalità di visualizzazione dei contenuti e delle reti di relazioni del portale web del Centro interdipartimentale di ricerca Aspi - Archivio storico della psicologia italiana (Università di Milano-Bicocca). Nato nel 2005, il Centro si occupa di conservazione, inventariazione, digitalizzazione e valorizzazione delle carte di psicologi e psichiatri dell’Otto e Novecento. Tramite il portale www.aspi.unimib.it, mette a disposizione le fonti documentarie corredate da apparati critici e schede di contestualizzazione storico-scientifica che permettono di ricostruire le biografie e lo sviluppo delle diverse discipline, e di cogliere i legami interpersonali, interdisciplinari e tra diverse istituzioni. Il portale è un valido strumento di lavoro per storici e ricercatori, che possono accedere direttamente alle fonti d’archivio e collaborare con la redazione pubblicando i risultati delle proprie ricerche. Un software custom estrae direttamente i dati dalla piattaforma opensource CollectiveAccess e genera visualizzazioni dinamiche e interattive utilizzando tre criteri: persone, luoghi, tempo. In particolare, grafi di tipo gravitazionale mostrano le relazioni tra i protagonisti (es. allievo, maestro, collaboratore, parente) e tra i protagonisti e i luoghi in cui hanno operato; timeline e mappe indicano invece luoghi e date di nascita e morte, collocazioni geografiche e periodi di attività dei luoghi di cura e di ricerca.

L’attività del Centro Aspi - Archivio storico della psicologia italiana

Il Centro interdipartimentale di ricerca Aspi - Archivio storico della psicologia italiana è nato nel 2005 presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca per iniziativa del Dipartimento di psicologia e con la partecipazione del Dipartimento dei sistemi giuridici. Il centro ha come progetto scientifico permanente l’individuazione, la raccolta, la conservazione e la valorizzazione on-line delle fonti documentarie relative alla storia della psicologia italiana, e più in generale alla storia delle scienze della mente.

L’Aspi lavora in stretta collaborazione con la Biblioteca centrale di ateneo, dove dispone di un deposito per la conservazione dei documenti e di locali idonei alla consultazione. Il team di lavoro è composto da archivisti, storici della psicologia e storici della scienza, i quali hanno acquisito negli anni – grazie a una proficua collaborazione con esperti di informatica e designer – un’autonomia sufficiente alla gestione del portale web, il luogo virtuale dove confluisce quasi tutto il lavoro del Centro. Grazie a una politica di apertura e di fattiva collaborazione con i privati e con altri enti che conservano archivi analoghi, l’Aspi ha attivato una rete di contatti che attualmente annovera un centinaio di collaboratori in tutta Italia.

Fondato inizialmente per riordinare, conservare e valorizzare due archivi ereditati dal vecchio Istituto di psicologia della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli studi di Milano, quello del celebre psicologo e psicoanalista Cesare Musatti (1897-1989) e quello del suo maestro Vittorio Benussi (1878-1927), l’Aspi ha successivamente acquisito per donazione l’importante fondo dello psicologo e psichiatra Giulio Cesare Ferrari (1867-1932) e altri 15 archivi di studiosi delle scienze della mente: lo psichiatra Giuseppe Antonini (1864-1938), la psicoanalista infantile Claudia Artoni Schlesinger (1935-2012), la psicogerontologa Maria Antonietta Aveni Casucci (1932-2011), lo psichiatra Carlo Lorenzo Cazzullo (1915-2010), il neuropsichiatra Alfredo Coppola (1888-1957), lo psichiatra Augusto Ermentini (1927-2014), il neurologo Ermenegildo Gastaldi (1907-1973), il neuropsichiatra Ernesto Lugaro (1870-1940), lo psichiatra Luigi Lugiato (1879-1950), lo psichiatra e psicologo Vito Massarotti (1881-1959), lo psicologo del lavoro Luigi Meschieri (1919-1985), la psicoanalista Luciana Nissim Momigliano (1919-1998), lo psichiatra Arnaldo Pieraccini (1865-1967), lo psicologo del lavoro Dario Romano (1937-2010), il medico fondatore della terapia del dolore Mario Tiengo (1922-2010), ai quali si aggiunge una piccola raccolta fotografica dello psichiatra e letterato Corrado Tumiati (1885-1967).

Il Centro, non disponendo di risorse economiche proprie, si finanzia grazie alla partecipazione a bandi pubblici e ad accordi con privati o con enti e associazioni di settore. Negli ultimi anni ha rafforzato in particolare i rapporti con la Regione Lombardia e con la Direzione Generale per gli Archivi (DGA) del MInistero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), divenendo un punto di riferimento nazionale per gli archivi di interesse storico-psicologico.

Dal momento che le diverse attività dell’Aspi si rispecchiano nei contenuti del suo portale web, è utile riassumerle brevemente.

Innanzitutto l’Aspi si occupa della gestione dei propri archivi. Si tratta per la maggior parte, come abbiamo visto, di archivi di psicologi, psichiatri e neurologi, ma in generale il Centro acquisisce archivi di studiosi italiani (fisiologi, pedagogisti, filosofi, ecc.) che nell’Ottocento e nel Novecento si siano occupati in generale di scienze della mente. Il materiale viene riordinato, inventariato analiticamente (comprendendo anche il regesto delle singole lettere del carteggio), digitalizzato e pubblicato in rete, sul portale, dove confluiscono quindi sia gli inventari archivistici che le immagini ad alta risoluzione dei documenti, in modo che gli archivi siano di fatto interamente consultabili on-line. Questa attività viene realizzata dall’Aspi in stretta collaborazione con il Polo di Archivio Storico (PAST) della Biblioteca di ateneo, che mette a disposizione gli spazi, il personale e una parte delle risorse necessarie al trattamento degli archivi e al mantenimento del portale.

Un’altra attività che il Centro ha sviluppato negli ultimi anni grazie al sostegno della DGA e in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica della Lombardia, è il censimento su tutto il territorio nazionale degli archivi degli psicologi e scienziati della mente. Tali archivi infatti sono ancora in gran parte conservati nelle abitazioni private degli eredi o nei magazzini di enti e istituzioni spesso poco interessati alla loro valorizzazione. Si tratta di una quantità considerevole di materiale, del cui valore non sempre le famiglie e gli enti conservatori sono interamente consapevoli. Per queste ragioni molti documenti con il passare degli anni sono andati irrimediabilmente perduti o sono giunti fino a noi gravemente danneggiati e lacunosi. L’importanza di queste carte è tuttavia fondamentale per la storia della scienza e in particolare della psicologia, una disciplina relativamente giovane, alla quale le fonti archivistiche possono aprire ancora diversi nuovi filoni di ricerca. Se infatti la scoperta di ogni nuovo archivio può aggiungere preziosi tasselli alla conoscenza delle vicende complessive delle scienze della mente in Italia, il reperimento anche solo di un nuovo nucleo documentale può comportare una vera e propria revisione di tesi storiografiche che si credevano ormai acquisite, svelando retroscena, chiarendo processi sperimentali o rivelando inediti rapporti interpersonali e interdisciplinari. Occorre del resto tenere presente che le rigide suddivisioni disciplinari che attualmente nel mondo accademico separano i diversi cultori delle scienze della mente (psicologia, psichiatria, neurologia, ma anche filosofia e pedagogia) non sono applicabili al contesto scientifico e culturale del passato, dove abbondavano invece le sovrapposizioni, gli intrecci, la comunanza di interessi tra studiosi dalla formazione molto più poliedrica ed eclettica.

L’attività di censimento è iniziata nel 2010 e le schede di descrizione generale degli archivi vengono pubblicate sia sul portale dell’Aspi, sia nel Sistema informativo SIUSA delle Soprintendenze archivistiche, dove è stato predisposto anche un percorso tematico dedicato. Attualmente sono stati individuati in tutta Italia 250 archivi, di cui 76 sono conservati nelle abitazioni private degli eredi. Negli ultimi anni le relazioni con i privati sono costantemente aumentate e proprio grazie al censimento alcuni eredi hanno deciso di donare all’Aspi i propri archivi o hanno autorizzato il Centro a riordinarli, digitalizzarli e pubblicarli in rete. In questo modo, quindi, anche fondi conservati in abitazioni private, che sarebbero a tutti gli effetti invisibili, diventano accessibili al pubblico e alla comunità scientifica.

Per quanto riguarda invece gli archivi conservati presso enti o istituzioni, in genere il Centro chiede agli enti stessi di fornire le schede di censimento, creando in tal modo reti di collaborazione sul territorio che si rivelano molto utili in occasione di progetti comuni e partecipazioni a bandi.

Recentemente, grazie a due progetti finanziati da Regione Lombardia, il censimento, a livello regionale, si è allargato anche agli archivi di istituti psicologici e psichiatrici, nonché alle raccolte fotografiche, audiovisive, strumentali e scientifiche riguardanti le scienze della mente. Di questi patrimoni sono state compilate schede di descrizione generale ed elenchi di consistenza, confluiti, oltre che nel SIUSA e nel portale Aspi, anche nel Sistema informativo dei beni culturali (SIRBeC) e nel portale LombardiaBeniCulturali della Regione.

L’Aspi svolge inoltre attività di ricerca nel campo della storia delle scienze della mente, pubblicando i risultati sia nel modo più classico in volumi e riviste, sia sul portale web, sotto forma di percorsi tematici e schede storico-scientifiche che permettono di ricostruire il contesto all’interno del quale gli studiosi dell’Otto e del Novecento hanno operato e hanno prodotto i loro archivi. Trattandosi di un’attività impegnativa, che non può essere svolta unicamente dallo staff del Centro, l’Aspi coinvolge il più possibile anche ricercatori e studiosi esterni. Grazie alla costituzione di un comitato scientifico e di una redazione che vagliano i contributi presentati, il Centro ha richiesto e ottenuto un codice ISSN, in modo che il portale stesso si configuri come una rivista on-line e gli autori possano citare i loro testi come pubblicazioni scientifiche. È inoltre in corso di realizzazione una collana editoriale promossa dal Centro stesso (editore Aracne) che ospiterà volumi monografici e miscellanei dedicati alla storia delle scienze della mente in Italia e nel più ampio panorama internazionale.

L’altra importante attività del Centro Aspi, che si è andata sempre più sviluppando negli ultimi anni, è la partecipazione a progetti in partenariato con altre università, enti e istituzioni. In questi casi il Centro mette il portale a disposizione dei partner, pubblicando i loro archivi on-line insieme ai propri. Così, grazie a un finanziamento Firb, tra il 2009 e il 2012 sono stati riordinati, inventariati, digitalizzati e pubblicati sul portale Aspi gli archivi del pioniere della psicologia italiana Gabriele Buccola (1854-1885), conservato presso la Biblioteca civica di Palermo; dello psicologo Agostino Gemelli (1878-1959), conservato in diversi fondi dell’Archivio storico dell’Università Cattolica di Milano; dello psicologo Gaetano Kanizsa (1913-1993), conservato all’Università di Trieste; del fisiologo e psicologo Federico Kiesow (1858-1940), conservato presso la Biblioteca di psicologia dell’Università di Torino a lui intitolata; dello psicoanalista Edoardo Weiss (1889-1970), conservato presso la Library of Congress di Washington.

Un terzo progetto recentemente finanziato da Regione Lombardia ha inoltre permesso di inventariare e pubblicare sul portale gli archivi dell’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano e del suo omonimo fondatore (1876-1940); dello psichiatra Serafino Biffi (1822-1899), conservato presso l’Abbazia di San Benedetto di Seregno (MB); dello psichiatra Andrea Verga (1811-1895), conservato presso le Civiche Raccolte storiche di Milano; del naturalista e psicologo comparato Tito Vignoli (1824-1914), conservato presso il Museo di storia naturale di Milano.

Grazie alla rete e alla digitalizzazione dei documenti, dunque, l’Aspi può rendere visibili e accessibili alla comunità scientifica fondi pubblici e privati conservati in varie parti d’Italia e del mondo, ma anche effettuare operazioni di riordino e inventariazione virtuale”nei casi in cui gli archivi siano stati smembrati e collocati in sedi diverse.

Particolarmente importante risulta a questo proposito la collaborazione con la Library of Congress, che ha messo a disposizione il già citato archivio dello psicoanalista triestino Edoardo Weiss, emigrato in America nel gennaio 1939 a causa delle leggi razziali. Grazie a un accordo con la Library stessa e con l’Università di Trieste (che intendeva studiare le carte) è stato possibile digitalizzare tutti i documenti dell’archivio Weiss e realizzare un inventario analitico in italiano, lavorando direttamente sulle immagini e mantenendo una struttura simile a quella presente nell’inventario sommario americano. Inoltre è stato possibile aggiungere un’appendice con le immagini e la descrizione di altre carte di Weiss rinvenute a Trieste. Di fatto è stato quindi realizzato un inventario virtuale, che solo per la prima parte corrisponde all’inventario dei documenti effettivamente conservati a Washington.

Qualcosa di simile è stato sperimentato anche, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, con le carte di Agostino Gemelli. Non esiste infatti un vero e proprio archivio Gemelli, perché i suoi documenti si trovano sparsi all’interno dell’imponente Archivio storico dell’Università Cattolica, confondendosi di fatto con quelli dell’ateneo, di cui Gemelli è stato fondatore, rettore, docente e anche inquilino (in quanto abitava all’interno dell’Università). In questo caso si è deciso di effettuare uno spoglio di tutti i fondi archivistici della Cattolica alla ricerca delle carte prodotte da Gemelli nell’ambito della sua attività di psicologo. I documenti sono ora reperibili sul portale Aspi in un inventario virtuale che permette di effettuare un percorso trasversale all’interno dei singoli fondi.

Un altro riordino virtuale è stato effettuato per l’archivio dello psicologo siciliano Gabriele Buccola, in collaborazione con la Biblioteca civica di Palermo e con il Dipartimento di psicologia di quella Università, interessata allo studio dei documenti. In questo caso, a causa di un pessimo lavoro realizzato dai bibliotecari degli anni trenta del Novecento, le carte si trovavano incollate in disordine tra le pagine di 8 volumi rilegati. Si è optato quindi per un riordino virtuale delle immagini digitali dei documenti e per la creazione di una struttura archivistica digitale più organica, in cui ad esempio il carteggio – la parte più cospicua dell’archivio – è stato ordinato per mittente.

Gli archivi già disponibili sul portale coprono un arco cronologico compreso tra la prima metà dell’Ottocento e la fine del Novecento e offrono dunque una panoramica abbastanza ampia della storia delle scienze della mente in Italia nel lungo periodo. La loro consultabilità ha consentito a diversi studiosi di pubblicare lavori storico-scientifici che hanno arricchito il panorama degli studi e che andranno certamente aumentando nei prossimi anni.

Riassumendo, dunque, sul portale dell’Aspi confluiscono molti contenuti diversi, frutto delle diverse attività del Centro: gli archivi on-line (attualmente 21), ossia gli inventari archivistici informatizzati e le immagini dei documenti (attualmente più di 106.000) di proprietà sia dell’Aspi sia di altri enti o di privati; le schede di censimento, ovvero le descrizioni generali di archivi e di altri patrimoni presenti sul territorio italiano e lombardo; le biografie dei protagonisti (psicologi, psichiatri, neurologi, pedagogisti, filosofi, ecc.); le schede relative alla storia dei luoghi in cui i protagonisti svolgevano le proprie attività (ospedali, manicomi, centri di ricerca, laboratori, associazioni scientifiche); altre schede di approfondimento sulla storia delle riviste e degli strumenti scientifici legati alle scienze della mente; i percorsi tematici, ovvero testi storico-scientifici di contestualizzazione dei documenti archivistici e della storia di queste discipline; le gallerie fotografiche tratte dai diversi archivi.

Tutti questi contenuti sono e devono essere collegati tra loro, perché ciascuno di essi contribuisce a raccontare una piccola parte, un tassello della storia complessiva di una comunità scientifica – quella degli scienziati della mente italiani – che se da un lato può apparire abbastanza eterogenea, dall’altro risulta molto coesa proprio grazie all’interesse comune dei suoi protagonisti per lo studio del funzionamento della mente. I membri di questa comunità erano infatti in costante contatto epistolare tra loro e con i colleghi stranieri, si ritrovavano in specifici luoghi di cura e di ricerca, pubblicavano sulle stesse riviste, si occupavano delle medesime tematiche.

Proprio la considerazione di questa complessità di legami, di queste trame invisibili, ha spinto l’Aspi a riorganizzare il portale web in modo da far emergere ed evidenziare la rete di relazioni esistente tra i diversi contenuti, come vedremo nei paragrafi successivi.

Dall’esperienza del centro Aspi emergono alcune considerazioni generali che meritano di essere sottolineate: tutti i progetti sin qui svolti hanno visto il coinvolgimento di molti soggetti, pubblici e privati (dipartimenti e centri di ricerca universitari, enti di conservazione quali archivi, musei e biblioteche, privati cittadini o famiglie che hanno ereditato le carte degli avi). Unire le forze consente di conseguire maggiori risultati e di razionalizzare le risorse, facendole confluire in un solo progetto di più ampia portata. Frutto di una sinergia tra istituzioni impegnate sia nella ricerca che nella conservazione e valorizzazione dei beni culturali, le attività connesse al progetto complessivo dell’Aspi generano a loro volta nuove collaborazioni e ulteriori progetti, favorendo lo scambio di informazioni e di conoscenze.

La creazione di un ambiente virtuale, in grado di contenere e collegare tra loro le fonti primarie della ricerca storica, mettendole a disposizione sia degli studiosi che del pubblico più ampio della rete, ha richiesto inoltre la formazione di un gruppo di lavoro interdisciplinare, in continuo dialogo con i privati e con gli enti pubblici, aperto all’utilizzo delle nuove tecnologie nel settore dei beni culturali e consapevole dell’importanza degli archivi per lo sviluppo delle discipline storico-scientifiche.

Il portale web

Il portale Archivio storico della psicologia italiana. Le scienze della mente on-line è stato realizzato grazie a una serie di finanziamenti ottenuti, a partire dal 2007, da Fondazione Cariplo, dal Ministero per l’Università e la ricerca (MIUR) e da Regione Lombardia. Si tratta di una piattaforma web integrata, in grado di gestire e di rendere fruibili sul web non solo gli inventari degli archivi, ma anche le immagini dei documenti ad alta definizione e una serie di testi di contestualizzazione storico-scientifica. Fin dall’inizio la scelta dell’Aspi è stata infatti quella di rendere i materiali archivistici disponibili a un pubblico il più vasto possibile, sfruttando le potenzialità della rete e mettendo a frutto la sinergia tra le competenze archivistiche, storiche e informatiche dei suoi collaboratori.

Nel menu principale, oltre alla sezione Archivi (articolata nelle due sottosezioni Consulta gli archivi on-line e Censimento nazionale archivi), sono presenti altre 6 sezioni: Chi siamo, Progetti, Protagonisti, Approfondimenti (a loro volta articolati in Percorsi, Luoghi, Riviste, Strumenti), Gallerie, News. Attraverso questa suddivisione tematica l’utente può facilmente accedere alle schede di contestualizzazione dei documenti d’archivio: biografie dei soggetti produttori o dei personaggi citati nelle carte, approfondimenti sugli enti in cui gli psicologi lavoravano, sulla strumentazione che utilizzavano e sulle riviste che fondavano o sulle quali scrivevano, ma anche gallerie fotografiche e veri e propri percorsi scientifici ricavati dallo studio dei documenti stessi.

Nel 2015 il portale è stato migrato dalla vecchia piattaforma al più recente software open source CollectiveAccess – nato inizialmente negli Stati Uniti per gestire il patrimonio museale e in seguito sviluppato anche per le altre tipologie di beni culturali –, integrato con il content management system WordPress, molto diffuso anche nel mondo editoriale e particolarmente apprezzato per la facilità d’uso e la buona indicizzazione dei contenuti sui motori di ricerca.

In sostanza, per la gestione degli inventari archivistici, delle immagini dei documenti e delle schede di contestualizzazione (back-end), il portale utilizza, nel rispetto degli standard internazionali di descrizione archivistica (ISAD-ISAAR), CollectiveAccess, personalizzato dall’azienda Promemoria di Torino secondo le specifiche esigenze del Centro Aspi e in stretta collaborazione con il suo staff.

Per la visualizzazione on-line di tutti i contenuti (front-end), viene utilizzato WordPress, grazie ad un plugin – sviluppato dalla stessa azienda – che permette di integrare all’interno della medesima interfaccia web contenuti di tipo editoriale e contenuti che vengono richiamati in modo dinamico dal database di CollectiveAccess. Il vantaggio derivato dall’uso di WordPress è di permettere un facile aggiornamento anche delle pagine di tipo editoriale da parte del centro Aspi in modo autonomo e senza particolari conoscenze di tipo tecnico-informatico. Tutti i contenuti del portale, dunque, possono essere direttamente fruibili in rete senza ulteriori elaborazioni o passaggi.

L’integrazione tra questi due strumenti open source garantisce sia un’adeguata descrizione archivistica, sia la possibilità di valorizzare sul web gli archivi e il loro contesto storico. In un unico database – quello strutturato e relazionale di CollectiveAccess – sono presenti, insieme, le descrizioni archivistiche, le immagini dei documenti e tutte le schede di contestualizzazione (biografie, percorsi tematici, gallerie fotografiche ecc.), ovvero tutto ciò che riguarda la valorizzazione degli archivi .

Back-end di CollectiveAccess

Back-end di CollectiveAccess

Promemoria ha realizzato anche un modulo di sincronizzazione che permette di importare gli archivi da Archimista (il software di inventariazione di Regione Lombardia) in CollectiveAccess.

Tra i vari vantaggi del sistema ve ne sono alcuni che possono aiutare meglio a comprendere il funzionamento del portale e il modo in cui le informazioni vengono visualizzate in front-end:

  1. il sistema si aggiorna in tempo reale, quindi è possibile modificare qualunque contenuto in qualunque momento e visualizzarlo immediatamente on-line;

  2. CollectiveAccess permette di oscurare le singole schede, evitandone la visualizzazione on-line, sia per quanto riguarda le diverse partizioni degli inventari archivistici (una funzionalità molto utile nei casi di contenuti soggetti a privacy, come ad esempio quelli legati ai casi clinici), sia per quanto riguarda i testi storico-scientifici (che in questo modo possono, ad esempio, essere mantenuti allo stadio di bozza in attesa della versione definitiva da pubblicare);

  3. il database può essere personalizzato a seconda delle esigenze, ad esempio aggiungendo o eliminando i campi di descrizione;

  4. vi è la possibilità di georeferenziare i luoghi, visualizzandoli su una mappa ;

Scheda georeferenziata in CollectiveAccess

Scheda georeferenziata in CollectiveAccess
  1. è possibile contrassegnare ogni immagine con uno o più tag (ad esempio individuando le persone ritratte in una fotografia, o le parole e le frasi riportate in un documento), rendendone il testo ricercabile per parola;

  2. è possibile creare collezioni di immagini, realizzando gallerie fotografiche ;

  3. CollectiveAccess consente inoltre di collegare tutte le schede (quindi tutti i contenuti del portale) tramite relazioni qualificabili ; in questo modo è possibile ad esempio collegare la biografia di un protagonista alla scheda del luogo in cui ha lavorato, alle biografie dei suoi colleghi e collaboratori, o alla rivista che ha diretto, ma è anche possibile collegare un archivio alla biografia del soggetto che l’ha prodotto, o mettere in relazione un percorso tematico con i personaggi e i luoghi citati nel testo;

  4. infine WordPress, oltre a permettere un aggiornamento intuitivo delle aree editoriali, consente, grazie alla buona indicizzazione su Google, una più efficiente reperibilità del sito e dei suoi contenuti.

Collezioni di immagini nel back-end di CollectiveAccess

Collezioni di immagini nel back-end di CollectiveAccess

I cambiamenti tecnologici e di piattaforma introdotti nel portale hanno consentito quindi di migliorare l’integrazione tra la parte dedicata agli archivi e quella finalizzata alla loro contestualizzazione e valorizzazione, esplicitando e visualizzando in una apposita sidebar le relazioni esistenti tra i diversi contenuti. Ciò ha permesso una più facile esperienza di fruizione non solo agli esperti della disciplina, ma anche a un pubblico più ampio e articolato, che può così non solo accostarsi alla storia delle scienze della mente e al contesto storico e culturale in cui è stata prodotta la documentazione archivistica, ma anche comprendere come si svolge il lavoro dello storico e quali sono le fonti che utilizza.

Scheda di inserimento delle relazioni in CollectiveAccess

Scheda di inserimento delle relazioni in CollectiveAccess

L’Aspi e il suo portale sono dunque diventati un luogo fisico e virtuale di condivisione e collaborazione tra archivisti, storici, designer, informatici e utenti diversi, un ambiente condiviso in cui è possibile mettere in comune le rispettive conoscenze e proporre nuove ricerche. L’accesso è libero e gratuito, ma è richiesta un’iscrizione tramite username e password per consultare gli inventari on-line e le immagini dei documenti: un piccolo filtro che consente allo staff di monitorare gli accessi.

Il portale è quindi ormai uno strumento di lavoro imprescindibile per chi si occupa di storia delle scienze della mente, anche perché permette lo studio simultaneo e incrociato di fonti che altrimenti si troverebbero disperse sul territorio nazionale e in alcuni casi anche all’estero. È possibile infatti effettuare ricerche per parole chiave simultaneamente all’interno di tutti i contenuti. Dal momento che gli inventari archivistici sono molto approfonditi e dettagliati (indicano – ad esempio nel caso dei carteggi – il contenuto di ogni singola lettera), la ricerca permette di individuare facilmente i documenti che interessano, consultando contemporaneamente e in modo trasversale i diversi fondi archivistici e tutti i testi di corredo e contestualizzazione.

In particolare i risultati di ricerca sono stati organizzati per tipologie, anziché essere presentati in un unico elenco. Le pagine e i contenuti rinvenuti a partire dalle parole chiave sono suddivisi in differenti sezioni, che riproducono la macro-organizzazione del portale stesso (sostanzialmente le voci di menu). Questo rende molto più semplice per gli utenti trovare informazioni rilevanti e comprendere direttamente se sono pertinenti e conformi ai criteri di ricerca utilizzati. La suddivisione tematica permette inoltre da un lato di diminuire il carico cognitivo, dall’altro di mostrare, in maniera organizzata, risultati o associazioni inaspettati che aprono a una sorta di conoscenza per serendipity (vedi ).

Visualizzazione dei risultati di ricerca

Visualizzazione dei risultati di ricerca

Gli archivi contengono del resto una quantità di informazioni che possono interessare in modo trasversale diverse tipologie di studiosi. È questo il motivo per cui, rispetto ad altri progetti analoghi, che mettono a disposizione solo una selezione di documenti ritenuti più significativi, la scelta dell’Aspi è stata quella di mettere in rete (là dove la normativa sulla privacy lo consenta) le riproduzioni digitali degli archivi completi, dando così la possibilità a tutti gli studiosi – e non solo agli storici della psicologia – di reperire materiali utili alle loro ricerche. Solo per fare due esempi, gli storici della letteratura possono consultare le lettere del poeta Umberto Saba nell’archivio dello psicoanalista Edoardo Weiss, mentre gli storici dell’arte possono trovare nell’archivio di Vittorio Benussi i disegni del pittore triestino Gino Parin.

La scelta di non effettuare selezioni a priori (che per definizione sono sempre soggettive e arbitrarie) e di rendere tutto consultabile presuppone una logica di apertura che non è sempre facile trovare nell’ambiente accademico, dove le esigenze della ricerca e le sue metodologie finiscono spesso per limitare l’accesso al pubblico più ampio, anche se meno specializzato, di una società sempre più open, trasparente e connessa.

Visualizzare le trame invisibili: relazioni e contesto

Nonostante la digitalizzazione di una grande quantità di artefatti di vario tipo, l’utilizzo che gallerie, biblioteche, archivi e musei (GLAMS) fanno del proprio patrimonio digitale (nativo o digitalizzato) molto spesso segue ancora il modello del catalogo a stampa, semplicemente arricchito di qualche funzionalità interattiva; manca cioè un radicale cambiamento di approccio ( : 31), che sfrutti pienamente le potenzialità del mezzo digitale. Inoltre l’apertura sempre più spinta verso pubblici non specializzati – in un’ottica open e di knowledge-sharing – implica un ripensamento dei modelli di fruizione, che fornisca strumenti cognitivi adeguati, coinvolgimento e una corretta contestualizzazione dei contenuti, dei documenti e delle loro relazioni, al di là della mera reperibilità dei dati .

La disponibilità delle informazioni in sé e la loro digitalizzazione sono infatti, ormai, un fenomeno scontato. Viceversa, i modelli di fruizione, lo story-telling e le modalità di esposizione anche negli ambienti virtuali si configurano, in questa dinamica virtuosa della condivisione della conoscenza, come un vero e proprio snodo concettuale e culturale.

Esistono diversi sistemi archivistici digitali utilizzati da istituzioni culturali ed enti pubblici o privati con l’obiettivo di valorizzare on-line i propri archivi. Tuttavia, pur avendo elevati livelli di accuratezza scientifica e utilizzando in alcuni casi anche immagini dei documenti ad alta risoluzione, molti di questi sistemi rivelano carenze nelle modalità di fruizione quando si aprono a un pubblico generalistico, soprattutto a causa della mancanza di strumenti adeguati che favoriscano una navigazione intuitiva dei contenuti.

Il problema e, di conseguenza, l’attenzione progettuale, si sono dunque spostati dagli aspetti operativi e di acquisizione dei materiali a quelli di fruizione. La digitalizzazione dei documenti, infatti, costituisce solo il primo passo nella costituzione dell’archivio digitale contemporaneo, la cui natura può essere ampiamente valorizzata nelle sue potenzialità solo se viene animata ( : 48), cioè se vengono promosse nuove forme di uso, di interazione e di partecipazione.

Grazie alle tecnologie digitali, infatti, si assiste al passaggio da una narrazione di tipo lineare a una narrazione che prevede l’utilizzo di diverse modalità comunicative, di interazione e di visualizzazione, che abilitano nuove forme di mediazione culturale, alterando il tradizionale rapporto tra beni culturali e utenti. Questi ultimi diventano attori attivi nella fruizione, quando non, addirittura, co-autori dell’evento culturale.

La natura interattiva e potenzialmente discorsiva delle knowledge-base digitali potrebbe consentire agli utenti di navigare e interagire con l’informazione in modi nuovi, mettendo dunque in discussione gli attuali fondamenti epistemologici delle strutture documentarie ( : 225-26), che potrebbero essere ripensate incoraggiando modalità di studio e interpretazione delle collezioni che rispecchino anche il punto di vista e le aspettative del pubblico.

All’interno di questo scenario, gli archivi digitali – una forma con caratteristiche specifiche di cultural heritage – possono essere considerati terreno fertile per la sperimentazione di modelli innovativi di accesso e fruizione del patrimonio culturale digitalizzato, utilizzando per la progettazione di tali modelli metodologie tipiche delle discipline progettuali. In particolare, un approccio user-centered, cioè basato sullo studio delle esigenze e dei comportamenti delle varie tipologie di utenti, si rivela di grande utilità per comprendere i diversi modelli cognitivi e le logiche seguite per accedere alle informazioni, oltre che per formulare, in base ad esse, i diversi scenari d’uso. Un’attività di co-design, o meglio di expert walk-through – svolta soprattutto a partire dalla componente esperta dei pubblici e dei fruitori (come ad esempio storici e archivisti) –, permette inoltre un travaso delle competenze specifiche a un pubblico generalistico con più ampi interessi. Ciò consente di operare una sorta di trasferimento culturale differito (la conoscenza specialistica diviene parte integrante della fase di progettazione, orientando le scelte di organizzazione di contenuti, di contestualizzazione e di descrizione delle relazioni), restituendo accessibilità cognitiva – non solo di disponibilità dei dati – agli utenti non esperti nel dominio ( : 776).

Il secondo snodo critico da affrontare in questo settore è il passaggio concettuale tra il mondo reale e quello digitale. Mentre esistono strategie codificate e si dispone di una vasta letteratura di riferimento per quanto riguarda la progettazione di mostre fisiche, manca ancora una metodologia sistematizzata per quanto riguarda la progettazione e le strategie curatoriali di mostre digitali, nonostante siano stati realizzati negli ultimi anni numerosissimi progetti in questo ambito.

In un ambiente in cui i vincoli fisici sono potenzialmente inesistenti, i tradizionali modelli e approcci usati da curatori e progettisti possono essere integrati con nuovi linguaggi e strategie di organizzazione e visualizzazione dei contenuti .

Facendo riferimento alla descrizione delle strutture tematiche comunemente utilizzate per organizzare i contenuti nella progettazione di mostre fisiche fornita da Nicks ( : 359) e grazie all’analisi di numerosi casi studio in ambito digitale, è possibile individuare cinque principali metafore concettuali utilizzate per l’esplorazione, per la ricerca, per la selezione e per la visualizzazione di contenuti culturali digitali:

  1. una struttura fisicizzata, che mette in scena i contenuti all’interno di un ambiente fisico o intellettuale ricostruito virtualmente;

  2. una struttura a catalogo, che affronta ogni argomento in modo indipendente, all’interno di una singola area della mostra virtuale, utilizzando un ordine di presentazione simile tra le diverse aree per facilitare il confronto tra i diversi contenuti;

  3. una struttura a linea del tempo, che viene usata quando vi è la necessità di una presentazione temporale ordinata e controllata per garantire la comprensione delle relazioni tra contenuti;

  4. una struttura a mappa, che consente agli utenti di navigare attraverso una mappa interattiva che può essere sia fisica (spesso con contenuti geolocalizzati), sia intellettuale, facilitando il confronto tematico tra contenuti diversi, che spesso vengono presentati in modo sincronico;

  5. una struttura che privilegia una scoperta fortuita (serendipity) dei contenuti, che permette agli utenti di navigare attraverso contenuti in modo casuale, anche senza conoscere esattamente quello che stavano cercando.

È all’interno di questo quadro concettuale e d’innovazione degli strumenti culturali di disseminazione e valorizzazione del patrimonio storico che ci si è mossi per implementare ulteriori miglioramenti del portale Aspi, soprattutto in termini di navigazione all’interno dell’architettura documentale e di presentazione dei contesti e delle relazioni tra gli archivi, i loro protagonisti e i luoghi in cui essi operarono.

Metafore visive: rappresentazione dei contenuti

Per quanto riguarda l’aggiornamento e la riprogettazione dell’esperienza utente (Ux) e dell’interfaccia (GUI) a seguito della migrazione su CollectiveAccess, i due progetti finanziati da Regione Lombardia tra il 2014 e il 2015 sono stati fondamentali per mettere a punto, testare e implementare nuove modalità di fruizione e di presentazione dei contenuti e dei documenti.

In particolare, il progetto di censimento nell’area milanese – che ha permesso di individuare una quantità rilevante di materiali di natura non testuale – ha portato a concettualizzare un primo modello di fruizione alternativa dei legami sottesi tra i protagonisti (visibili principalmente agli storici) e di sviluppare ipotesi su una loro rappresentazione grafica che fosse intuitiva per gli utenti.

Questa prima fase ha consentito soprattutto di formulare delle ipotesi su quali fossero le relazioni significative tra i protagonisti – da fare emergere e mostrare a pubblici non specialistici – come le collaborazioni professionali, le influenze culturali o le parentele, per meglio delineare un quadro comprensibile della comunità scientifica italiana. Ulteriori riflessioni sono state dedicate agli altri snodi significativi dei percorsi umani e professionali dei protagonisti, come i luoghi di attività e gli spostamenti effettuati durante la loro vita. Trattandosi di un archivio storico, il terzo asse di sviluppo, sotteso ai primi due (i protagonisti e i luoghi) è stato lo sviluppo temporale, sia come flusso sequenziale che come contemporaneità o copresenza dei protagonisti. Queste prime congetture progettuali sono state implementate tramite l’inserimento all’interno del portale di Public Tableau, un tool di visualizzazione commerciale relativamente personalizzabile. Tale passaggio ha permesso una verifica preliminare, in termini sia concettuali che operativi, delle soluzioni che si intendeva adottare e che sono state poi implementate e testate con gli utenti nell’ambito del secondo progetto finanziato nel 2015.

In quest’ultimo caso il centro Aspi, in collaborazione con il Dipartimento di informatica, insiemistica e comunicazione dell’Università di Milano-Bicocca, si è posto l’obiettivo di progettare e sviluppare modalità di fruizione del portale ancora più intuitive, migliorando le logiche di esplorazione e selezione dei contenuti. A questo scopo sono stati introdotti modelli innovativi di navigazione basati su un approccio visuale che affianca la più consueta modalità di consultazione di tipo gerarchico-verticale.

Scheda biografica e sidebar dei contenuti collegati

Scheda biografica e sidebar dei contenuti collegati

I diversi percorsi di navigazione sono stati definiti tramite attività di co-design con utenti esperti (archivisti, storici, psicologi) e attività di user test su prototipi con storici, archivisti e studenti della disciplina.

I percorsi di navigazione sono stati inoltre sviluppati secondo un approccio di data visualization, alla cui base vi è lo sviluppo di tecniche per l’emersione di relazioni significative tra le informazioni, grazie all’uso di diversi criteri di interrogazione e altrettanti modelli di visualizzazione grafica:

  1. navigazione in base alla tipologia delle relazioni esistenti tra i protagonisti;

  2. navigazione temporale;

  3. navigazione spaziale.

Mappa delle relazioni tra i protagonisti

Mappa delle relazioni tra i protagonisti

A questo scopo, è stato sviluppato un software custom che estrae direttamente i dati da CollectiveAccess e genera su di essi visualizzazioni dinamiche e interattive. Questo modello è stato poi declinato in quattro istanze per generare le visualizzazioni relative a:

  1. le relazioni esistenti tra i vari protagonisti (es. allievo, maestro, collaboratore, parente), utilizzando un grafo di tipo gravitazionale ;

  2. le relazioni esistenti tra i protagonisti e i luoghi in cui essi hanno operato, utilizzando un grafo di tipo gravitazionale ;

  3. i luoghi e le date di nascita e di morte dei protagonisti, utilizzando una doppia visualizzazione su una barra temporale e su una mappa ;

  4. la collocazione geografica e il periodo di attività dei luoghi di cura, centri di ricerca e associazioni scientifiche, utilizzando una doppia visualizzazione su una barra temporale e su una mappa .

Mappa delle relazioni tra i protagonisti e i luoghi

Mappa delle relazioni tra i protagonisti e i luoghi

L’applicativo che permette queste visualizzazioni è composto da due parti: un estrattore e un visualizzatore, da cui sono state estratte alcune funzionalità base che permetteranno in futuro di sviluppare rapidamente eventuali ulteriori visualizzazioni.

L’estrattore è un componente PHP che interagisce con le API (Application Programming Interface) di CollectiveAccess per estrarre i dati e salvarli in un formato standard compatibile con Javascript. Le API permettono di trasferire contenuti dal server di CollectiveAccess ad un client in un formato facilmente interoperabile. L’estrattore agisce quindi da client per questa interfaccia applicativa e genera in output un file di dati JSON, su cui si basa la visualizzazione. Questo estrattore sarà eseguito periodicamente in modo automatico per mantenere i dati aggiornati tra il back-end di CollectiveAccess e la visualizzazione in front-end.

Il visualizzatore è stato pensato e modellizzato come un plugin standard di WordPress, in modo da poter essere facilmente installato e aggiornato. Il visualizzatore genera del codice HTML e Javascript per visualizzare i dati e permettere all’utente di interagire con essi.

L’interfaccia del portale diventa quindi un luogo non solo di consultazione puntuale, ma anche di esplorazione e scoperta – in una sorta di flânerie digitale – di connessioni nascoste all’interno dei documenti e di inedite narrazioni trasversali che possono ampliare le conoscenze e aprire nuovi percorsi di ricerca.

Nella figura 7 troviamo una vista complessiva dei personaggi le cui schede biografiche sono presenti sul portale e le loro connessioni. La struttura dei nodi e dei legami concettuali è dinamica e permette di accedere ad un ulteriore livello di lettura: cliccando su un protagonista, oltre alle informazioni sintetiche sulla sua biografia, è possibile isolare solo i suoi riferimenti e le altre persone connesse.

La figura 8 mostra una vista complessiva dei luoghi descritti sul portale e delle loro connessioni con i protagonisti che vi operarono. Anche per questa visualizzazione, come per quella descritta precedentemente, la struttura dei nodi è dinamica: cliccando su un luogo, infatti, oltre al link che permette di andare alla sua scheda descrittiva, è possibile isolare solo i protagonisti ad esso connessi.

Le linee che rappresentano i link tra i protagonisti sono contraddistinte da un codice colore e da un peso visivo che restituisce anche l’intensità della relazione; le linee che rappresentano i link tra i luoghi e protagonisti sono contraddistinte da quattro diversi colori che rappresentano le diverse di tipologie di luoghi.

I dati relativi ai protagonisti possono essere visualizzati ed esplorati concettualmente anche secondo il criterio temporale e spaziale , ovvero disposti lungo una time-line che mostra, da un lato, le date di nascita e di morte dei protagonisti e, su una mappa, i luoghi corrispondenti. Questa modalità di restituzione visiva permette di evidenziare alcuni trend geografici per quanto riguarda i centri di richiamo e di aggregazione per la professione e la ricerca.

Rappresentazione della vita dei protagonisti secondo i criteri temporale e spaziale

Rappresentazione della vita dei protagonisti secondo i criteri temporale e spaziale

Infine, gli stessi criteri temporali e spaziali appena descritti vengono applicati alla visualizzazione dei luoghi di cura e di ricerca (ospedali, case di cura, manicomi, laboratori universitari ecc.) in cui i protagonisti lavorarono in differenti periodi .

Rappresentazione dei luoghi secondo i criteri temporale e spaziale

Rappresentazione dei luoghi secondo i criteri temporale e spaziale

Tutte le interfacce mostrate nelle figure 7, 8, 9 e 10 permettono, inoltre, di generare viste filtrate secondo criteri come la professione, le aree di interesse, la tipologia di luogo, l’ambito scientifico ecc. per ottenere dati sempre più puntuali e specifici, o di restringere il periodo storico di interesse, sfruttando il criterio temporale anche come filtro.

Questa ulteriore modalità di esplorazione dei dati e dei contributi presenti sul portale Aspi permette, dunque, anche a un pubblico non esperto di comprendere a colpo d’occhio la ricchezza storica e la complessità delle relazioni presenti, utilizzando strumenti intuitivi per esplorarle.

Nuove prospettive per la ricerca storica

Il portale Aspi è dunque uno strumento di divulgazione, una piattaforma per la sperimentazione didattica e anche un valido strumento di lavoro per gli storici e i ricercatori in genere. Se infatti da un lato gli studiosi hanno la possibilità di accedere direttamente alle fonti e di utilizzare le diverse funzioni di visualizzazione per leggere e contestualizzare i documenti d’archivio, dall’altro hanno modo di collaborare con la redazione del portale, pubblicando i risultati delle proprie ricerche. In questo senso il portale Aspi mira a diventare un luogo virtuale di ricerca e condivisione del sapere storico, un catalizzatore di produzioni scientifiche che derivino direttamente dallo studio e dalla ricerca effettuata sugli archivi on-line. Ma se questa prerogativa può sembrare la logica conseguenza della creazione di un portale pensato per la pubblicazione in rete delle fonti primarie, essa genera anche una serie di conseguenze che mutano radicalmente l’attività di indagine e la stesura dei risultati ottenuti.

Per la prima volta, infatti, uno storico interessato ai documenti del portale ha la possibilità di accedere a una banca dati eterogenea, ma specialistica, che contiene sia le fonti primarie sia una serie di testi storici di contestualizzazione; può inoltre divulgare i propri risultati sulla piattaforma stessa e contare sul fatto che colleghi, studenti e in generale utenti del web avranno la possibilità di verificare il suo lavoro non solo grazie ai consueti strumenti di corredo – note e bibliografia – ma attraverso gli stessi documenti oggetto della ricerca. Se infatti la presenza di un codice ISSN equipara il portale a una rivista on-line e permette agli autori di citare i testi prodotti come pubblicazioni scientifiche, la struttura stessa del portale consente di superare la dimensione ancora di fatto statica della rivista tradizionale, rendendo possibile una fruizione attiva da parte degli utenti, che possono ripercorrere, approfondire e verificare il lavoro presentato.

È evidente come, per essere sfruttato al meglio, questo nuovo ambiente richieda una profonda riflessione volta a costituire una semantica nuova, più ampia, in grado di sfruttare tutte le potenzialità offerte. È necessario ripensare all’architettura dell’informazione per produrre elaborati scientifici che valorizzino al meglio l’opera e l’attività dello storico, in una dimensione espositiva nuova e ancora largamente inesplorata.

Le potenzialità sono numerose e interessanti: il lettore potrà liberamente spaziare dai testi ai documenti, utilizzare le immagini o soffermarsi durante la lettura su altre disamine che permettono una migliore contestualizzazione dello scritto proposto; in questo senso il testo, sempre meno legato alla classica, cartacea struttura lineare, potrà risultare più semplice e comprensibile anche a coloro che non conoscono in modo approfondito l’argomento trattato o la disciplina. L’autore di una ricerca ha dunque la possibilità di tarare la propria esposizione alla luce delle altre informazioni presenti sul portale e di lasciare ai collegamenti offerti, o agli inventari on-line, approfondimenti che andrebbero ad appesantire e complicare la stesura dell’elaborato.

Non meno importante è la possibilità di svelare, e dunque valorizzare, il lavoro svolto dallo storico, mostrare ad un pubblico sempre più ampio come sia complessa e allo stesso affascinante la ricostruzione di un evento storico, come da una serie di documenti d’archivio si possa far luce su vicende poco conosciute e riscoprire storie dimenticate. L’attività di ricerca storica – ossia lo studio dei documenti, l’analisi incrociata delle fonti, la ricostruzione di idee, eventi e prospettive – può essere mostrata e raccontata attraverso il portale. Gli studiosi godono dunque della inedita possibilità di raccontare più facilmente storie complesse, accompagnando al contempo il lettore in un percorso multimediale che illustri l’attività di ricerca. Si accorcia notevolmente, o sparisce del tutto, la distanza fra indagine e presentazione dei risultati, cosicché il fascino insito nella scoperta, nell’attività di ricerca e nella lettura dei documenti originali può risultare evidente a tutti.

Grazie alla struttura del portale, che in un’unica banca dati unisce le fonti d’archivio e gli studi correlati, evidenziando lo stretto legame fra archivistica e ricerca storica, si rende intuitivo e immediato un percorso conoscitivo che fino a oggi era patrimonio esclusivo degli addetti ai lavori. Inoltre l’ampiezza del database, unita alla sua organizzazione e a una struttura che permette di evidenziare relazioni qualificate, consente di collegare facilmente documenti solo apparentemente distanti tra loro. Questo elemento è tutt’altro che secondario e facilita sia il lavoro di stesura dello studioso che la fruizione da parte degli utenti. Durante la fase di indagine uno studioso può infatti agevolmente individuare relazioni e collegamenti fra contenuti e documenti, sia grazie alla lettura dei testi storico-scientifici presenti sul portale sia grazie ai nuovi strumenti di fruizione e ricerca delle carte d’archivio. All’utente generico invece è data la possibilità di navigare all’interno di tutti i contenuti e di trovare, a seconda delle proprie inclinazioni e dei propri interessi, studi o fonti che siano in qualche modo rilevanti per la sua ricerca.

In questo senso il portale dell’Aspi rappresenta una sorta di convegno virtuale permanente, che cresce grazie all’impegno di tutti i suoi collaboratori (interni ed esterni al centro) e offre una mole di conoscenze il cui valore storico e scientifico è certamente superiore alla mera somma dei singoli contributi proposti. La struttura generale, l’organizzazione dei contenuti e l’immediato accesso alle fonti costituiscono un patrimonio inedito che permette ad ogni utente di soddisfare le proprie inclinazioni, di trovare rapidamente argomenti già trattati o nuovi percorsi di ricerca. Se nulla è tolto alla tradizionale trattazione storiografica – rimangono ad esempio note e bibliografia – si aggiungono in questo nuovo scenario i contenuti multimediali, i link interni ed esterni, la possibilità, come già detto, di verificare le fonti e di vagliare il lavoro svolto dallo studioso in una dimensione espositiva che non è più lineare e univoca, ma diventa trasversale, attiva e dinamica. Così, se in un testo viene riportata una citazione proveniente da un archivio, l’utente avrà la possibilità da un lato di visualizzare e leggere l’intero documento e verificarne la pertinenza e la correttezza, dall’altro di allargare eventualmente lo sguardo a tutti i documenti presenti nel fascicolo o alla serie archivistica. Contestualmente, grazie alla fruibilità diretta dei documenti, lo storico potrà lasciare alla perizia del lettore tutta una serie di considerazioni, precisazioni e citazioni che, in un contesto tradizionale, andrebbero ad appesantire la lettura e l’apparato critico del testo.

In tal senso il portale dell’Aspi, pur mantenendo inalterata la scientificità dei contenuti, consente agli studiosi presentazioni più agili e avvincenti, avvicinando, come mai in passato era stato possibile, i risultati di indagini metodologicamente rigorose alla didattica e alla divulgazione, e creando uno spazio nuovo di condivisione del sapere storico.

Per fornire solo un esempio, gli studenti di un corso di storia potranno analizzare un percorso testuale, leggerlo insieme al docente e ripercorrere a ritroso l’attività di ricerca svolta dall’autore; potranno quindi accedere direttamente ai documenti, comprendere come lo storico abbia prima individuato, poi analizzato e confrontato le fonti, quali testi inseriti in bibliografia abbia utilizzato per inquadrare il contesto e, infine, come abbia deciso di presentare il suo percorso. In questi termini il portale acquisisce un valore didattico non indifferente e permette di affrontare non soltanto i contenuti propri della disciplina, ma di riflettere, dati alla mano, sulla metodologia e sull’attività di ricerca. Il portale diviene contestualmente anche un laboratorio nel quale gli studenti possono provare a svolgere attività di ricerca sulle fonti, hanno la possibilità di esplorare gli archivi in totale autonomia o affiancati dal docente. Ancora: se come è noto non è mai possibile concludere in modo definitivo un’indagine storica, il portale consente un continuo aggiornamento dei testi, raramente consentito dalle tradizionali pubblicazioni a stampa. Nel momento in cui infatti vengano pubblicati nuovi studi su un determinato argomento, la bibliografia può essere ampliata e nel caso in cui venga recuperato, inventariato e digitalizzato un nuovo archivio contenente ulteriori informazioni, lo studioso potrà integrare il suo articolo, rivederne ogni passaggio e modificare più o meno radicalmente il suo lavoro, adeguandolo ai progressi della ricerca.

Anche la funzione di controllo esercitata dagli altri esponenti della comunità scientifica può trovare immediatamente riscontro: se infatti fino a oggi, a seguito della segnalazione di un esperto, un errore, una svista o un’omissione richiedevano la stesura di un nuovo articolo riparatore, nel caso del portale il testo originale può essere modificato in qualsiasi momento. Possiamo dunque affermare che anche l’opera di referaggio, ormai diventata consuetudine in tutte le riviste specialistiche, cambia radicalmente quando si tratta di articoli on-line. Ad analizzare i testi non sono più solo i referee incaricati dalla redazione, ma tutti gli specialisti che hanno accesso al portale. Un controllo costante e allargato che permette non solo di pubblicare testi sempre aggiornati e vagliati dal lavoro di una comunità, ma che aumenta considerevolmente le interazioni fra gli studiosi, crea un dialogo a distanza e produce a sua volta conoscenze e nuove suggestioni.

Infine è possibile ipotizzare che l’analisi dei flussi di navigazione del portale possa risultare utile anche per gli archivisti, che potranno ad esempio analizzare le modalità di consultazione degli inventari on-line. Grazie al crescente numero di visitatori sarà infatti possibile tracciare dei flussi per tipologie di utenti e capire come avviene la ricerca di informazioni e documenti. Se questi dati sono già oggetto di analisi da parte degli esperti di design delle interfacce e di comunicazione visiva, essi potrebbero risultare ugualmente importanti per l’archivistica, fornendo un contributo al dibattito in corso sulla digitalizzazione e sulla pubblicazione on-line degli archivi storici.

Le riflessioni qui proposte costituiscono solo l’inizio di una più ampia analisi delle potenzialità offerte dalla nuova piattaforma Aspi. Se infatti negli ultimi anni il Centro ha assiduamente lavorato alla realizzazione del portale per arrivare all’attuale struttura e alla mole di dati oggi pubblicati on-line, è ora doveroso, non solo da parte del Centro stesso, ma anche della comunità tutta, coglierne le peculiarità, adattare le modalità di stesura dei testi e di visualizzazione dei contenuti alle nuove possibilità offerte dalla rete. In questo senso il portale fornisce spunti di riflessione sulle metodologie, sugli obiettivi e sul ruolo della ricerca storica, offrendo la possibilità, anche agli storici, di avvicinarsi a nuove forme di comunicazione del sapere. Anche in quest’ottica il portale vuole essere un luogo virtuale di ricerca e condivisione che trascenda la mera pubblicazione on-line del lavoro svolto dall’Aspi, per divenire un palcoscenico aperto agli studiosi; una piattaforma che mostri lo stretto legame fra archivistica e storia; un canale in grado di valorizzare tanto gli archivi on-line quanto l’attività di ricerca, attraverso una divulgazione capace di garantire scientificità senza rinunciare alla leggibilità e alla chiarezza espositiva. Non sono dunque solo i contenuti ad essere centrali, ma anche la nuova forma della produzione scientifica, la struttura del portale, l’architettura dell’informazione, le nuove dimensioni semantiche che possono e devono essere acquisite all’interno di un orizzonte in costante evoluzione.

È necessario dunque ampliare e approfondire una discussione che è solamente all’inizio e che non potrà dirsi soddisfacente senza il contributo di tutti gli utenti, esperti e non. Archivisti, informatici, psicologi, storici, designer, fruitori del web, studenti e ricercatori di discipline diverse possono infatti contribuire all’analisi e dunque alla crescita del portale, non solo inserendo testi e contenuti, ma anche e soprattutto ideando nuove forme di comunicazione scientifica.

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Ultima consultazione URLs: 31/07/2017

Sebbene il saggio sia il risultato del lavoro congiunto di tutti gli autori, Paola Zocchi è autrice in particolare dei paragrafi 1-2 L’attività del Centro Aspi e Il portale web; Letizia Bollini del paragrafo 3 Visualizzare le trame invisibili: relazioni e contesto; Sara Radice del paragrafo 4. Metafore visive: la rappresentazione dei contenuti; Dario De Santis è autore del paragrafo 5 Nuove prospettive per la ricerca storica.

Lo studio sulle carte di Musatti ha reso possibile le seguenti pubblicazioni: ; ; .

Tra i lavori scaturiti dallo studio delle carte di Benussi, cfr. ; ; ; ; e ; ; ; ; .

L’archivio è ancora in corso di inventariazione, ma dal suo studio sono già emerse diverse pubblicazioni, tra cui: ; e .

Il riordino dell’archivio ha permesso la pubblicazione di due lavori scientifici: e .

Per le notizie biografiche sui soggetti produttori e la descrizione degli archivi e dei lavori di riordino e inventariazione effettuati dal Centro Aspi si rimanda alle relative schede sul portale http://www.aspi.unimib.it.

Sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche (SIUSA), Gli archivi della psicologia, <http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?RicProgetto=psicologia>

Il Centro ha acquisito in questo modo i fondi Antonini, Artoni Schlesinger, Aveni Casucci, Cazzullo, Ermentini, Gastaldi, Lugaro, Lugiato, Massarotti, Meschieri, Nissim Momigliano, Romano e Tumiati.

È il caso degli archivi degli psicopedagogisti Umberto Neyroz (1877-1927), conservato dagli eredi a Bologna e Ugo Pizzoli (1863-1934), conservato dagli eredi a Medicina (Bologna), entrambi riordinati grazie a un finanziamento Firb del MIUR, e dell’archivio del fisiologo e psicologo Casimiro Doniselli (1876-1960), conservato dagli eredi a Civate (Lecco) e riordinato grazie a un contributo di quel Comune.

Progetti Le scienze della mente a Milano e nel Milanese (2014-2015), realizzato dall’Aspi in partenariato con la Soprintendenza archivistica della Lombardia, e “Le scienze della mente negli archivi lombardi. Censimento e valorizzazione dei patrimoni documentari” (2016).

Tecnologie digitali per la valorizzazione dei fondi inediti dei protagonisti della storia della psicologia italiana, progetto di ricerca Firb (2009-2012) finanziato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Sulle carte di Buccola, conservate presso la Biblioteca comunale di Palermo, cfr. e .

Le carte di Gemelli sono conservate in diversi fondi all’interno del più ampio Archivio Storico dell’Università Cattolica di Milano. Cfr. ; ; .

Conservato presso l’ex Dipartimento di psicologia dell’Università degli studi di Trieste, ora confluito nel nuovo Dipartimento di scienze della vita.

La pubblicazione dell’archivio online ha reso più agevole la ricerca confluita nel volume .

L’archivio aperto. Strategie e strumenti digitali e semantici per la valorizzazione del patrimonio documentale. Quattro casi studio dal territorio lombardo, progetto finanziato da Regione Lombardia nel 2015 e realizzato dall’Aspi in partenariato con il Dipartimento di informatica, sistemistica e comunicazione (DISCO) dell’Università di Milano-Bicocca e con gli enti che conservano i quattro archivi citati.

I documenti sono stati rinvenuti tra le carte della storica della psicoanalisi Anna Maria Accerboni, alla quale erano state donate da un figlio dello stesso Weiss.

Oltre agli articoli citati nelle note precedenti, cfr. ; ; .

Prima del 2015 (cfr. ) gli archivi venivano inventariati con il software Arianna e pubblicati su una piattaforma composta dal modulo Ariannaweb (che gestiva gli inventari digitali) e dal sistema Codex[ml] che rendeva possibile la conservazione, la gestione e la fruizione on line delle immagini; il back-end e il front-end del portale erano invece gestiti dal CMS open source Typo3, che permetteva di pubblicare i contenuti editoriali e di contestualizzazione per la valorizzazione degli archivi. Si trattava quindi di due database separati, in cui la parte archivistica e la parte editoriale non erano fruibili contestualmente dagli utenti. Inoltre gli archivisti e i curatori del portale non avevano la possibilità di modificare gli inventari d’archivio già pubblicati (ad esempio per correggere refusi o imprecisioni) o di pubblicare in autonomia nuovi archivi online. Infine Typo3, pur essendo basato su HTML e CSS, usava librerie e sintassi proprie, non facilmente personalizzabili.

Diffuso ormai in tutto il mondo, CollectiveAccess rispetta gli standard internazionali di descrizione archivistica e biblioteconomica (ISAD, ISAAR, DublinCore, DACS, MARC, PBCore e altri) e consente una gestione unificata di diverse banche dati, tracciando quelle preesistenti in caso di migrazione da altri applicativi (Archimista, Guarini Archivi, GEA, Arianna, MS Access, MS Excel), garantendo l'interoperabilità e la condivisione delle risorse con altri sistemi informativi. È possibile esportare i dati codificati XML-EAD e XML-EAC, mentre l'ambiente software è indipendente dalla piattaforma di installazione, che può essere proprietaria (Microsoft Windows Server 2003, Server 2008, Windows XP e Windows 7, Solaris 9+ o Mac OS X 10.5+) oppure open source (Linux, nelle diverse distribuzioni). Cfr. http://docplayer.it/959212-Collectiveaccess-l-open-source-al-servizio-degli-archivi-storici.html.

La digitalizzazione dei documenti avviene con scanner piani o macchine fotografiche reflex digitali. Le immagini vengono acquisite in formato TIFF non compresso (o convertite dal formato Raw al TIFF) a 300 dpi per 24 bit colore, e vengono successivamente convertite in JPEG per essere caricate su CollectiveAccess.

Possibili sviluppi futuri della piattaforma e dei suoi moduli di integrazione potranno portare all’interoperabilità e alla sincronizzazione con altri sistemi come il SAN (Sistema archivistico nazionale) e il SIUSA (Sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche).

I già citati progetti Le scienze della mente a Milano e nel Milanese (2014-2015) e L’archivio aperto (2015).

Come ad esempio collezioni di strumenti scientifici, di materiali sperimentali o di audiovisivi.

Attualmente gli utenti registrati sono 1.800 (gennaio 2017), mentre nell’ultimo anno (2016) i visitatori sono stati 19.560, per un totale di 27.107 sessioni. Se nel gennaio 2016 i visitatori sono stati 1.792, nel gennaio 2017 sono diventati 2.184, aumentando quindi del 21,8%; le nuove sessioni sono state il 71,15% delle visite complessive, mentre le pagine mediamente visualizzate ad ogni sessione sono state 5,3. Considerando che il portale non è ancora stato tradotto in inglese, nel 2016 si sono comunque contati 2.158 visitatori stranieri, tra cui 398 dagli USA (2,06% del totale), 370 dall’Inghilterra (1,92%) e 162 dalla Francia (0,84%).

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Copyright (c) 2017 Letizia Bollini, Dario De Santis, Sara Radice, Paola Zocchi

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UMANISTICA DIGITALE – ISSN 2532-8816 | AIUCD; FICLIT

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